La BCE segnala una politica basata sui dati mentre i rischi d’inflazione restano elevati
Con le pressioni sui prezzi legate all’energia che continuano a influenzare le prospettive dell’area euro, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde afferma che l’inflazione probabilmente resterà elevata nei prossimi trimestri. Indica inoltre l’aumento dei tassi a lungo termine, le tensioni sui bilanci degli Stati membri fortemente indebitati e i crescenti rischi informatici legati all’IA come sfide fondamentali per i responsabili delle politiche.
Punti chiave
- L’inflazione generale a ottobre, pari al 4%, ha superato le precedenti previsioni della BCE, ma ha rispettato le aspettative del mercato; a trainarla è stata soprattutto l’inflazione energetica, salita al 20,8%.
- L’inflazione core resta stabile al 2,5%, mentre quella dei servizi è salita al 3,3%; la BCE attende dati dettagliati per valutare le pressioni specifiche dei singoli settori.
- Christine Lagarde ribadisce l’approccio della BCE basato sui dati di fronte ai persistenti rischi d’inflazione e indica i futures sull’energia e l’aumento dei tassi a lungo termine come fattori chiave per le decisioni di dicembre.
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Prospettive d’inflazione e orientamento della politica monetaria
Come riportato dalla BCE, Lagarde afferma che l’inflazione generale a ottobre si attesta al 4%, un livello superiore alle previsioni della banca centrale di qualche mese fa, ma in linea con le aspettative del mercato. Secondo Lagarde, l’aumento è dovuto in gran parte all’energia: l’inflazione energetica è salita al 20,8% dal 18,9% di settembre a causa del conflitto in Medio Oriente e della riduzione della capacità di raffinazione globale, mentre anche l’inflazione alimentare è aumentata.Lagarde afferma che gli indicatori di fondo restano stabili: l’inflazione core, al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco, è rimasta invariata al 2,5%, mentre l’inflazione dei servizi è salita al 3,3%. La BCE deve ancora esaminare i dati dettagliati per valutare se le pressioni sui prezzi dei servizi siano concentrate in settori ad alto consumo energetico, come i trasporti, o riflettano effetti indiretti più ampi.
La presidente afferma che al momento la BCE non rileva effetti di secondo impatto oltre a quelli già inclusi nelle sue proiezioni, citando gli accordi salariali pluriennali e le aspettative delle imprese in materia di salari. Senza anticipare le prossime previsioni, Lagarde osserva che l’aumento dei prezzi dei futures sull’energia e dei tassi d’interesse a lungo termine rispetto alle proiezioni di settembre influirà sia sull’inflazione sia sulla crescita. Aggiunge che sarebbero necessari cambiamenti significativi perché cambiasse l’orientamento della politica monetaria che si aspetta per dicembre.
Riflettendo sull’impennata dell’inflazione seguita allo shock energetico del 2021-22, Lagarde afferma che le banche centrali, BCE compresa, hanno erroneamente valutato come temporaneo lo shock iniziale dell’offerta. La ripresa della domanda dovuta alla riapertura ha complicato il quadro e costretto i responsabili delle politiche a rivedere tale ipotesi, rafforzando l’attuale approccio della BCE, basato su decisioni riunione per riunione e sui dati, in un contesto che Lagarde descrive come caratterizzato da maggiore incertezza e frammentazione globale.
L’avvertimento di Draghi sul compromesso tra controllo dell’inflazione e crescita a lungo termine ha evidenziato come mantenere i tassi d’interesse al di sopra del tasso di crescita per troppo tempo possa peggiorare la dinamica del debito e aumentare il rischio di «dominanza fiscale». Il nostro precedente articolo osservava che le banche centrali dovrebbero dare priorità al ritorno dell’inflazione all’obiettivo, evitando al contempo di danneggiare inutilmente gli investimenti e la produttività, e sottolineava che una comunicazione chiara può restringere la gamma dei percorsi attesi dei tassi quando i mercati affrontano nuovi shock dell’offerta.
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