Il WTI resta volatile mentre i rischi in Medio Oriente contrastano i dati ribassisti sulle scorte statunitensi
Il WTI resta volatile venerdì dopo il forte calo della sessione precedente: il contratto di settembre ha chiuso giovedì a 81,25 $ al barile, perdendo il 2,4%, mentre oggi i prezzi sono nuovamente saliti verso l’area degli 82-83 $. Il petrolio riceve nuovo sostegno dal Medio Oriente, poiché i negoziati per il ripristino sostenibile dei trasporti marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz non hanno prodotto risultati, mentre gli Stati Uniti mantengono una linea dura nei confronti dell’Iran.
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Allo stesso tempo, persistono le minacce alle infrastrutture nel Mar Rosso. Di conseguenza, il mercato continua a incorporare un significativo premio geopolitico: nonostante alcune segnalazioni isolate di un aumento dei flussi dal Golfo Persico, i trasporti attraverso Hormuz restano sostanzialmente inferiori ai livelli precedenti alla guerra, il che significa che il rischio di un’ulteriore riduzione dell’offerta potrebbe riportare rapidamente gli acquirenti sul mercato.
Le scorte statunitensi mettono sotto pressione il WTI
D’altra parte, i dati fondamentali statunitensi hanno raffreddato sensibilmente il rally del petrolio. Secondo l’ultimo rapporto dell’EIA, le scorte commerciali di greggio sono aumentate di ben 17,4 milioni di barili nella settimana, raggiungendo 424,4 milioni di barili, mentre il mercato si attendeva un incremento significativamente più contenuto. Le scorte di petrolio restano comunque circa il 2% al di sotto della media quinquennale.
Le scorte di benzina sono diminuite di 1,0 milioni di barili e si attestano circa il 6% al di sotto dei livelli normali, mentre le scorte di distillati sono rimaste pressoché invariate e restano circa il 12% al di sotto della media quinquennale. Pertanto, il forte aumento delle scorte di greggio appare ribassista per il WTI, ma la persistente carenza di prodotti petroliferi non consente di interpretare il rapporto come un chiaro segnale di forte indebolimento della domanda finale.
Le previsioni di IEA e OPEC evidenziano l’incertezza sulla domanda
Un altro fattore che ha limitato i prezzi sono state le nuove previsioni di IEA e OPEC, con stime notevolmente diverse tra le due organizzazioni. L’IEA prevede ora che la domanda globale di petrolio diminuirà di 1,6 milioni di barili al giorno nel 2026, spiegando la revisione al ribasso con i prezzi elevati dei carburanti, le interruzioni dell’offerta e le conseguenze del conflitto intorno a Hormuz. Allo stesso tempo, l’agenzia stima l’offerta globale di luglio a 101,5 milioni di barili al giorno, ancora 6,3 milioni al di sotto del livello dell’anno precedente, e prevede un deficit di offerta nel terzo trimestre.
L’OPEC è significativamente più ottimista: il cartello prevede che la domanda globale crescerà di circa 0,6 milioni di barili al giorno nel 2026 e di circa 2,2 milioni nel 2027. Questa divergenza evidenzia il principale dilemma del mercato: l’offerta fisica resta limitata, mentre i prezzi elevati e le interruzioni geopolitiche iniziano gradualmente a distruggere la domanda.
Il WTI resta limitato al di sotto di 83,00 $
Nel breve termine, il bilanciamento dei fattori resta contrastato. La geopolitica e la limitata disponibilità di prodotti petroliferi sostengono il WTI, mentre il forte aumento delle scorte statunitensi e le revisioni delle previsioni sui consumi ne limitano il potenziale rialzista. L’incapacità dei rialzisti di superare la resistenza intorno a 83,00 $ indica rischi persistenti di un ritorno verso 80,50-80,00 $, e, in caso di rottura al di sotto di quest’ultimo livello, di un calo verso 79,00-78,00 $. Finché la situazione in Medio Oriente non si stabilizzerà completamente, non ci si dovrebbe attendere un calo sostenuto dei prezzi del petrolio.
Come ho scritto nell’articolo Il WTI resta sotto pressione poiché i timori sulla domanda prevalgono sui rischi in Medio Oriente, una rottura al di sopra della resistenza a 83,00 $ porterebbe a un rialzo verso 84,50-85,00 $.
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