Il petrolio scende mentre aumenta la pressione statunitense sull’Iran
I prezzi del petrolio sono scesi lunedì, mentre i trader hanno incassato i profitti dopo due rialzi settimanali consecutivi e i mercati valutavano l’impatto che un nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi contro l’Iran potrebbe avere sulle forniture già limitate del Medio Oriente. Brent e WTI hanno perso entrambi oltre l’1%, annullando parte dei guadagni della scorsa settimana.
Punti chiave
- Il Brent è sceso dell’1,5%, mentre il WTI ha perso l’1,7%.
- Entrambi i benchmark hanno guadagnato oltre il 5% la scorsa settimana.
- Washington sta preparando ulteriori sanzioni contro l’Iran.
- Le forniture di greggio dal Medio Oriente restano limitate.
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I futures sul greggio Brent vengono scambiati intorno a 91,26 $ al barile, in calo dell’1,52%, mentre i futures sul WTI si attestano vicino a 85,57 $, dopo aver perso l’1,71%. Il calo è avvenuto prima dell’annuncio previsto da Washington di ulteriori misure contro Teheran, ha riferito Reuters. Gli Stati Uniti stanno preparando una campagna finanziaria più ampia contro l’Iran e i Paesi che mantengono legami economici con esso.
I trader incassano i profitti dopo il rally settimanale
Il ritracciamento segue una forte corsa del greggio. Entrambi i benchmark hanno guadagnato oltre il 5% la scorsa settimana, poiché il protrarsi dello scontro tra Stati Uniti e Iran ha ridotto la fiducia in una rapida normalizzazione delle spedizioni di petrolio dal Medio Oriente.
Il calo di lunedì riflette quindi prese di profitto, più che un chiaro miglioramento delle prospettive dell’offerta. La disponibilità di greggio iraniano per gli acquirenti cinesi si è già ridotta, mentre le esportazioni più ampie dal Medio Oriente restano al di sotto dei livelli registrati all’inizio dell’anno.
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent dovrebbe illustrare nuove sanzioni volte ad aumentare la pressione economica su Teheran. Washington ha inoltre avvertito che i Paesi che continuano a sostenere il commercio iraniano potrebbero subire conseguenze, ampliando potenzialmente l’impatto oltre i confini dell’Iran.
L’Iran ha respinto le misure previste e ha minacciato ritorsioni economiche. Sebbene gli scontri militari diretti si siano attenuati nelle ultime settimane, l’assenza di progressi significativi verso un accordo mantiene il rischio di nuove interruzioni nei mercati energetici.
I rischi per l’offerta restano al centro dell’attenzione
Il mercato fisico del greggio continua a mostrare segnali di irrigidimento. Gli analisti di Morgan Stanley hanno osservato che il petrolio stoccato in mare è diminuito drasticamente nelle ultime settimane, mentre anche le scorte a terra sono calate, comprese quelle in Cina.
Le esportazioni dal Medio Oriente destano particolare preoccupazione. Le spedizioni regionali sono tornate verso i livelli registrati l’ultima volta a marzo e aprile, complicando le aspettative di una ripresa più rapida dell’offerta.
I segnali di movimento nella direzione opposta sono limitati. L’Iran ha autorizzato alcuni petroliere irachchi a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz in seguito alle richieste di Baghdad. Ciò offre un certo sollievo, ma non risolve l’incertezza più ampia che circonda i flussi energetici regionali.
Le sanzioni mantengono un premio al rischio nel mercato del greggio
La questione centrale per i mercati petroliferi è se le ultime misure di Washington ridurranno materialmente le esportazioni iraniane o provocheranno ritorsioni tali da interrompere ulteriormente le spedizioni regionali.
Questa incertezza contribuisce a spiegare perché il greggio resti su livelli elevati nonostante il calo di lunedì. Con il Brent ancora sopra i 90 $ e gli indicatori dell’offerta fisica in fase di irrigidimento, i trader continuano ad attribuire un premio significativo all’incertezza che circonda le esportazioni dal Medio Oriente.
Un confronto prolungato potrebbe mantenere questo premio. Al contrario, segnali di progresso diplomatico o una ripresa sostenuta delle spedizioni regionali eliminerebbero uno dei principali fattori di sostegno ai prezzi del greggio.
Come riportato in precedenza, le tensioni a Hormuz aumentano dopo la scadenza dei colloqui tra Stati Uniti e Iran.
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