Il petrolio scende mentre le speranze diplomatiche prevalgono sui rischi per l’offerta in Medio Oriente
I prezzi del petrolio sono crollati lunedì, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi 11 giorni, mentre i trader valutavano la possibilità di una ripresa dei negoziati diplomatici tra Stati Uniti e Iran a fronte delle persistenti minacce alla sicurezza in Medio Oriente. La ripresa delle esportazioni di greggio saudite ha inoltre ridotto le preoccupazioni immediate sulla disponibilità di offerta dopo le recenti interruzioni.
Punti chiave
- Il Brent è calato del 2,73%, mentre il WTI di novembre è sceso del 2,61%.
- Il petrolio ha toccato il livello più basso dal 10 settembre.
- Le speranze diplomatiche riducono il premio al rischio geopolitico.
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I futures sul greggio Brent con consegna a novembre sono scambiati a 101,03 $ al barile, in calo del 2,73%, mentre i futures WTI di novembre si attestano a 93,57 $ al barile, in calo del 2,61%. Il ribasso arriva mentre le speranze di progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran riducono parte del premio al rischio geopolitico, mentre la ripresa delle esportazioni di greggio saudite attenua le preoccupazioni immediate sulle interruzioni dell’offerta, riferisce Reuters.
La diplomazia riduce parte del premio di guerra
L’attenzione si sta spostando su New York, dove i leader mondiali si stanno riunendo per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il presidente Donald Trump ha indicato di essere disposto a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, mentre Teheran ha comunicato agli intermediari le condizioni per riavviare i negoziati.
La prospettiva di colloqui ha spinto i trader a rimuovere una parte del premio al rischio geopolitico accumulato durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran. Questo cambiamento ha prevalso, almeno temporaneamente, sul rischio persistente di una nuova escalation militare.
I rischi restano sostanziali. Gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno dichiarato di aver attaccato obiettivi a Riyadh e un impianto di Aramco a Yanbu con missili e droni nel fine settimana. L’Iran ha inoltre avvertito che una nuova offensiva statunitense provocherebbe attacchi con armi inedite e contro obiettivi finora risparmiati.
Le esportazioni saudite offrono un ulteriore punto di pressione
I flussi fisici di petrolio sono rimasti più resilienti di quanto il quadro della sicurezza regionale potesse far pensare. I danni al oleodotto East-West di Saudi Aramco hanno spinto il regno a deviare una quantità maggiore di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz dopo l’interruzione di alcune spedizioni da Yanbu.
I dati satellitari citati da JPMorgan hanno mostrato che il flusso di petrolio saudita attraverso Hormuz ha raggiunto in media 2,9 milioni di barili al giorno nell’arco di sei giorni, rispetto a circa 700.000 barili al giorno in agosto. L’aumento ha contribuito a rassicurare i mercati sul fatto che il greggio saudita continui a raggiungere gli acquirenti internazionali nonostante le interruzioni alle infrastrutture.
Nel frattempo, la Cina ha cercato l’aiuto dell’Iran per contenere gli Houthi dopo gli attacchi contro l’Arabia Saudita, aggiungendo un ulteriore sforzo diplomatico volto a limitare nuove interruzioni.
La resilienza dell’offerta cambia il quadro del petrolio
Il calo di lunedì mostra quanto rapidamente i prezzi del greggio possano reagire quando le aspettative diplomatiche coincidono con un’offerta fisica più solida del previsto. Il Brent resta tuttavia sopra i 100 $, mantenendo elevati i costi energetici anche dopo l’ultima svendita.
La questione centrale è se gli sforzi diplomatici possano produrre una de-escalation duratura. La capacità dell’Arabia Saudita di reindirizzare le esportazioni ha offerto un cuscinetto nel breve termine, ma la maggiore dipendenza dallo Stretto di Hormuz concentra una quota più elevata dell’offerta in una via d’acqua già esposta al conflitto. Una nuova escalation militare potrebbe quindi invertire rapidamente parte del calo di lunedì.
In precedenza, avevamo riferito che il presidente Donald Trump aveva intensificato la pressione sull’Iran, minacciando il collasso economico o l’eliminazione della sua leadership se Teheran non avesse raggiunto un accordo.
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