Il WTI scivola verso i 94$ mentre la ripresa delle esportazioni riduce i timori sull’offerta
Il WTI viene scambiato intorno a 94,2$ al barile il 29 settembre, dopo un forte calo dall’area dei 97$. Sul grafico orario, la struttura di breve termine è peggiorata sensibilmente: il prezzo è sceso al di sotto di tutte le principali medie mobili, mentre il recupero degli ultimi giorni si è nuovamente concluso con la formazione di un massimo inferiore.
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L’aumento delle scorte USA aggiunge pressione
La pressione è inoltre rafforzata dalla situazione delle scorte statunitensi. Gli ultimi dati pubblicati dall’EIA hanno mostrato un aumento delle scorte commerciali di petrolio greggio di 2,97 milioni di barili, fino a 426,4 milioni, mentre le scorte di Cushing sono cresciute di circa 2,27 milioni di barili, raggiungendo 23,75 milioni. Per il WTI, l’aumento delle scorte proprio a Cushing è particolarmente rilevante, poiché questo è il principale punto di consegna dei contratti futures.
Allo stesso tempo, le scorte di benzina e distillati sono diminuite, quindi il quadro della domanda finale appare migliore di quanto suggeriscano i dati sul greggio. Il prossimo rapporto EIA è atteso domani, 30 settembre, e dopo il calo odierno potrebbe diventare uno dei principali catalizzatori di breve termine per il prezzo.
I flussi dal Medio Oriente riducono il premio legato alla scarsità
Il cambiamento principale in Medio Oriente è che il mercato sta gradualmente riducendo il premio legato al rischio di un’immediata carenza di offerta. I flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sono in ripresa, il numero di petroliere in transito è aumentato e l’Arabia Saudita, dopo le riparazioni, sta nuovamente utilizzando l’oleodotto East-West per trasferire parte dei suoi volumi verso il Mar Rosso.
Ciò consente agli esportatori di aggirare le rotte più problematiche e aumentare le forniture nonostante il conflitto in corso. È proprio la ripresa delle esportazioni fisiche a pesare attualmente sul WTI: il mercato vede che, anche in presenza di elevate tensioni geopolitiche, la quantità effettiva di petrolio che raggiunge il mercato globale è in aumento.
I rischi geopolitici mantengono intatto il potenziale di rialzo
Allo stesso tempo, il rischio geopolitico non è completamente scomparso dal prezzo. I colloqui tra Stati Uniti e Iran non hanno ancora prodotto una soluzione duratura riguardo allo Stretto di Hormuz, mentre il Qatar continua i suoi sforzi di mediazione. Un ulteriore sostegno al comparto petrolifero proviene dalla ristrettezza del mercato dei prodotti raffinati e dal persistente rischio di interruzioni nelle forniture di diesel.
Pertanto, l’attuale calo del WTI riflette la ripresa delle rotte di esportazione e la riduzione dei timori di un’immediata carenza, piuttosto che un passaggio verso un eccesso di offerta. Di conseguenza, in assenza di un’escalation in Medio Oriente, la pressione sul WTI potrebbe persistere e i prezzi potrebbero continuare a scendere verso il livello psicologico di 90,00$. Una rottura al di sopra della resistenza a 95,00$, come osservato in Il WTI perde slancio mentre l’aumento delle scorte limita il recupero, porterebbe a un movimento verso 96,00$, ma questo rialzo potrebbe essere sfruttato per vendere.
Un’escalation del conflitto potrebbe innescare un rialzo più consistente dei prezzi.
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