L’oro resta sotto pressione dopo il calo del 6% a settembre
L’oro ha registrato un lieve calo giovedì, dopo aver segnato il peggior ribasso mensile da giugno, mentre gli elevati rendimenti obbligazionari continuavano a pesare sulla domanda del metallo, che non offre rendimenti. Dati sull’inflazione statunitense inferiori alle attese hanno ridotto le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, ma non hanno invertito la pressione che a settembre ha spinto il metallo giallo nettamente al ribasso.
Punti chiave
- A settembre l’oro ha perso il 6%.
- I futures sull’oro sono scambiati vicino a 4,180$.
- Le aspettative di rialzo dei tassi della Fed si sono attenuate.
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I futures sull’oro con scadenza a dicembre venivano scambiati a 4.179,55$ l’oncia, in calo dello 0,17%, mentre l’oro spot si attestava a 4.150,04$, anch’esso in calo dello 0,17%, secondo gli ultimi prezzi di mercato. A settembre l’oro ha perso il 6,7%, segnando la peggior performance mensile da giugno, dopo che la Fed ha aumentato i tassi per la prima volta dal 2023 e segnalato la possibilità di ulteriori strette, ha riferito Bloomberg.
Il sell-off di settembre lascia il segno
Il calo mensile si è verificato mentre i rendimenti obbligazionari globali aumentavano e gli investitori si adeguavano alla prospettiva di tassi d’interesse più elevati più a lungo. Le crescenti preoccupazioni per il debito pubblico e i deficit hanno inoltre fatto aumentare i premi a termine, incrementando il costo relativo del possesso dell’oro, che non paga interessi.
Questa pressione è proseguita a ottobre. Mercoledì i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno raggiunto i massimi da diversi decenni, sostenuti dalla resilienza dell’attività economica statunitense e dalle aspettative che l’economia possa resistere a condizioni finanziarie più rigide.
Gli ultimi dati sull’inflazione hanno tuttavia offerto un certo sollievo. Le spese per consumi personali core, la misura dell’inflazione sottostante preferita dalla Fed, sono aumentate dello 0,2% ad agosto, meno del previsto, mentre il dato del mese precedente è stato rivisto al ribasso.
Le aspettative sulla Fed cambiano dopo i dati sull’inflazione
I trader hanno ridotto la probabilità di un altro rialzo dei tassi alla riunione di ottobre della Fed. La probabilità implicita è scesa a circa il 37%, rispetto a quasi il 70% di inizio settimana, dopo che il dato sull’inflazione più contenuto ha reso più complessa la prospettiva di un altro rialzo a breve.
Il quadro non è del tutto favorevole per il metallo giallo. Ad agosto la spesa dei consumatori statunitensi è aumentata al ritmo più rapido da oltre un anno, segnalando che la domanda resta solida nonostante i maggiori costi di finanziamento. Un’attività economica più robusta può mantenere vive le pressioni inflazionistiche e limitare il margine per una riduzione dei tassi d’interesse.
Anche i prezzi del petrolio restano un rischio per l’inflazione, mentre lo stallo nei negoziati per un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran continua a rappresentare una fonte geopolitica di domanda per gli asset difensivi.
L’oro affronta un difficile inizio di ottobre
L’oro entra a ottobre stretto tra due forze contrapposte. L’inflazione più contenuta ha ridotto il rischio immediato di un altro rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, ma gli elevati rendimenti dei Treasury continuano a rendere gli asset che offrono interessi più competitivi rispetto all’oro.
La prossima direzione dipenderà in larga misura dal fatto che i prossimi dati economici statunitensi rafforzino o meno la tesi di una politica monetaria più restrittiva. La solidità del mercato del lavoro darebbe alla Fed maggiore margine per mantenere una politica restrittiva, mentre segnali di raffreddamento potrebbero allentare la pressione sui rendimenti obbligazionari e sostenere l’oro.
Abbiamo inoltre riferito che un sell-off dei Treasury spinge il rendimento decennale ai massimi da 24 anni.
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