Il WTI testa i minimi di settembre mentre la ripresa dell'offerta pesa sui prezzi
Il WTI viene scambiato intorno a 91–92 $ al barile il 2 ottobre e ha nuovamente avvicinato il limite inferiore del suo range di settembre. Sul grafico orario, la struttura resta debole: il prezzo viene scambiato al di sotto delle principali medie mobili, mentre i venditori hanno rapidamente ripreso il controllo dopo un tentativo fallito di mantenersi sopra 95–96 $.
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Le scorte statunitensi inviano un segnale contrastante
I dati sulle scorte statunitensi stanno inviando al mercato un segnale contrastante. Nella settimana terminata il 25 settembre, le scorte commerciali di greggio sono aumentate di 0,9 milioni di barili, raggiungendo 427,3 milioni, sebbene il mercato si aspettasse un lieve calo. Le scorte di Cushing sono salite a 24,3 milioni di barili, mentre il tasso di utilizzo delle raffinerie è sceso dal 94% al 92,5%, quindi una parte del greggio è rimasta naturalmente in stoccaggio.
Allo stesso tempo, la situazione dei prodotti petroliferi è considerevolmente più tesa: le scorte di benzina sono diminuite di 1,7 milioni di barili e quelle di distillati di 2,3 milioni, con le scorte di distillati ancora inferiori di circa il 14% rispetto alla media quinquennale. Pertanto, l'aumento delle scorte di greggio non può ancora essere considerato un segnale di un ampio surplus di offerta.
I flussi dal Medio Oriente riducono i timori di una carenza immediata
Il principale cambiamento degli ultimi giorni è arrivato dal Medio Oriente. Le forniture di petrolio dalla regione hanno recuperato parzialmente a settembre, mentre il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è diventato più intenso, riducendo il premio legato al rischio di una carenza fisica immediata. Questo sta ora esercitando pressione sui prezzi del WTI, anche se le tensioni militari restano elevate.
Allo stesso tempo, i rischi geopolitici non sono scomparsi: gli attacchi alle navi continuano, gli Stati Uniti stanno aumentando la propria presenza militare nella regione, mentre la normalizzazione delle esportazioni di prodotti petroliferi è notevolmente in ritardo rispetto alla ripresa delle spedizioni di greggio. Di conseguenza, il mercato potrebbe ripristinare rapidamente il premio geopolitico se la situazione intorno all'Iran o allo Stretto di Hormuz dovesse nuovamente deteriorarsi.
Il supporto a 91 $ diventa cruciale per la prossima direzione
L'equilibrio di medio periodo resta contraddittorio. Nelle sue previsioni di settembre, l'IEA si aspetta che la domanda globale di petrolio diminuisca di circa 2,5 milioni di barili al giorno nel 2026, stimando al contempo un calo dell'offerta globale di circa 5,7 milioni di barili al giorno a causa delle interruzioni in Medio Oriente.
Ciò significa che, anche con una domanda più debole, il margine di sicurezza del mercato resta limitato. Per il WTI, il fattore chiave ora non è il livello delle tensioni geopolitiche in sé, ma la rapidità con cui i flussi effettivi di petrolio continueranno a riprendersi.
Per ora, la pressione sul WTI persiste, ma finché il supporto intorno a 91,40–91,20 $ continuerà a contenere i ribassisti, le probabilità di una ripresa verso 95,00–96,00 $ resteranno elevate. Una perdita di questo supporto, come indicato in La correzione del WTI si intensifica con l'aumento delle scorte statunitensi, aprirebbe la strada verso il livello psicologico di 90,00 $.
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