L’oro rimbalza dai minimi di nove settimane tra le tensioni con l’Iran

L’oro rimbalza dai minimi di nove settimane tra le tensioni con l’Iran
L’oro guadagna moderatamente mentre persistono i rischi legati ai tassi Fed

I prezzi dell’oro sono saliti moderatamente giovedì, dopo essere scesi ai minimi di nove settimane, mentre il rinnovarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha alimentato i timori sull’inflazione e sulle forniture energetiche. Il rimbalzo è rimasto limitato dalle aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve prima della fine del 2026, mantenendo sotto pressione il metallo privo di rendimento.

Punti chiave

  • L’oro spot è salito dello 0,18%, mentre i futures hanno guadagnato lo 0,14%.
  • I funzionari della Fed prevedono in larga misura un altro rialzo dei tassi d’interesse nel 2026.
  • Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e l’aumento dei costi energetici complicano la ripresa dell’oro.

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Lo spot gold è stato scambiato a 4.118,91 $ l’oncia, in rialzo dello 0,18%, mentre i futures sull’oro statunitense hanno raggiunto 4.146,60 $, guadagnando lo 0,14%, secondo gli ultimi dati di mercato. Mercoledì il metallo aveva toccato il livello più basso dall’inizio di agosto, mentre i maggiori costi di finanziamento e un dollaro più forte continuano a pesare sui prezzi, riferisce Bloomberg.

La Fed segnala un ulteriore inasprimento

I verbali della riunione di settembre della Federal Reserve hanno mostrato il sostegno unanime di tutti i 19 responsabili di politica monetaria all’ultimo rialzo dei tassi. La maggior parte dei funzionari riteneva inoltre appropriato un altro rialzo entro la fine dell’anno.

I futures sui tassi d’interesse indicano che i trader stimano una probabilità di circa il 20% di un ulteriore rialzo nella riunione di ottobre, rispetto all’80% previsto per dicembre.

Tassi più elevati riducono generalmente l’attrattiva dell’oro, poiché il metallo non paga interessi. Inoltre sostengono il dollaro, rendendo il metallo prezioso più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute.

Il Dollar Index statunitense   registra un rialzo dello 0,07% nella sessione di giovedì.

Le tensioni in Medio Oriente complicano gli scambi dell’oro

Mercoledì sono emerse nuove preoccupazioni per la sicurezza, dopo che una petroliera è stata colpita da proiettili al largo del Qatar, in un incidente insolito avvenuto nelle profondità del Golfo Persico.

Le notizie secondo cui Washington sta valutando nuovi attacchi militari contro obiettivi iraniani hanno accresciuto l’incertezza sulle rotte marittime regionali e sulle infrastrutture energetiche.

Sebbene le esportazioni di petrolio dal Medio Oriente siano tornate verso i livelli precedenti al conflitto, gli elevati costi di trasporto e i continui attacchi alle navi commerciali restano motivo di preoccupazione. Una tempesta in formazione nel Golfo del Messico ha inoltre sollevato interrogativi sulla produzione energetica statunitense.

Gli acquirenti cinesi sono tornati sul mercato dopo una festività durata una settimana, fornendo ulteriore sostegno agli scambi dei metalli preziosi in Asia.

I rischi inflazionistici oscurano la domanda di beni rifugio

L’oro resta circa il 20% al di sotto del livello raggiunto all’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, alla fine di febbraio, nonostante la domanda periodica di protezione dall’incertezza geopolitica.

Il calo evidenzia una caratteristica insolita dell’attuale mercato: gli aumenti dei prezzi energetici legati al conflitto hanno rafforzato le aspettative d’inflazione, incoraggiando una politica monetaria più restrittiva invece di un rally sostenuto del metallo prezioso.

Per gli investitori, la prossima decisione della Federal Reserve potrebbe rivelarsi più importante delle oscillazioni temporanee del rischio geopolitico. Un altro rialzo dei tassi aumenterebbe il costo opportunità della detenzione di oro, mentre persistenti interruzioni nelle forniture energetiche potrebbero mantenere elevati i timori sull’inflazione.

I modesti guadagni di giovedì suggeriscono quindi un mercato ancora alle prese con il difficile equilibrio tra la domanda di sicurezza e il rischio di un prolungato inasprimento monetario.

Come riportato in precedenza, le banche centrali mantengono l’oro come copertura delle riserve in presenza di rendimenti obbligazionari più elevati.

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