Ex Ilva Genova, protesta dei lavoratori blocca l'aeroporto mentre cresce il rischio cassa integrazione

Ex Ilva Genova, protesta dei lavoratori blocca l'aeroporto mentre cresce il rischio cassa integrazione
Protesta ex Ilva Genova

Sale la tensione a Genova sul futuro industriale dell'ex Ilva di Cornigliano, con i lavoratori che entrano nell'area imbarchi dell'aeroporto Colombo durante una fase decisiva per lo stabilimento. La mobilitazione si intensifica dopo la richiesta di una nuova cassa integrazione e alla vigilia della sentenza della Cassazione sull'impianto a caldo di Taranto, ritenuta cruciale per la continuità produttiva.

Punti chiave

  • I lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano hanno occupato l'aeroporto di Genova dopo l'annuncio di richiesta di nuova cassa integrazione dall'azienda.
  • I sindacati denunciano la rottura delle trattative e sottolineano il rischio di fermo per interi reparti, nonostante la precedente assicurazione su una fornitura di 35 mila tonnellate di coils.
  • La decisione attesa dalla Cassazione sull'eventuale spegnimento dell'impianto di Taranto acuisce l'incertezza produttiva e occupazionale sul polo di Genova.

Protesta a Genova su lavoro e forniture

Come riportato da Teleborsa, i lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano annunciano l'occupazione dell'aeroporto di Genova dopo essere entrati nella zona imbarchi del Colombo, in risposta al peggioramento del confronto sul futuro del sito.

La manifestazione viene decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell'azienda. Armando Palombo, della Fiom, afferma che i lavoratori sono messi nelle condizioni di forzare la protesta e denuncia una rottura da parte dei commissari, accusati di aver prima garantito la continuità produttiva e poi di aver trasmesso una comunicazione che, a suo dire, smentisce quell'impegno.

Palombo sostiene che Genova non può attendere ancora per la transizione green mentre il mercato resta attivo, e insiste sulla necessità di ricevere subito i rotoli per mantenere l'operatività del polo. Lo stesso dirigente sindacale ribadisce che i manifestanti restano nello scalo fino a quando il governo non fornisce una risposta.

Nicola Appice, della Fim Cisl, collega la protesta alla vertenza complessiva del gruppo e ricorda che i giorni di presidio sotto la prefettura sembravano aver assicurato una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per evitare il fermo di Genova. Secondo Appice, la successiva comunicazione sulla cassa integrazione rischia però di fermare interi reparti, compresi quelli impiegatizi, con possibili ricadute su tutta la lavorazione residua.

Sentenza Cassazione e impatto sul polo siderurgico

L'attenzione si sposta ora sulla decisione attesa per domani dalla Corte di Cassazione in merito all'ordinanza della Corte d'Appello di Milano che per due volte ordina lo spegnimento dell'impianto a caldo di Taranto. Il pronunciamento viene considerato definitivo e destinato ad aprire una serie di attività senza possibilità di ritorno.

Nel sito ligure prevale un misto di attesa e preoccupazione. Pur in presenza di aspettative positive legate ai recenti orientamenti giurisprudenziali, l'incertezza resta elevata e alimenta il timore che eventuali interruzioni produttive o ritardi negli approvvigionamenti possano aggravare la pressione occupazionale e industriale su Genova.

Nella nostra precedente analisi sulla continuità produttiva dell’ex Ilva, abbiamo riportato la conferma dei commissari straordinari che Taranto e Genova restavano operativi e che il sito di Novi Ligure non sarebbe stato chiuso, mentre proseguiva la fase negoziale sugli asset con scadenze ravvicinate. Avevamo anche evidenziato la pressione sindacale legata al rischio di contrazione produttiva e, in particolare, l’urgenza di garantire l’acquisto e la fornitura dei coils necessari a mantenere in funzione lo stabilimento di Genova e a tutelare occupazione e indotto.

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