Traders Union: solo 1/3 degli investitori ha predisposto accordi successori

Traders Union: solo 1/3 degli investitori ha predisposto accordi successori
I trader pensano alla successione?

La maggior parte degli investitori in criptovalute vuole lasciare i propri asset digitali a familiari o persone care. Tuttavia, una ricerca di Traders Union mostra che molti non hanno predisposto modalità chiare per trasferire tali asset agli eredi.

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Nello studio “Chi riceverebbe le tue criptovalute se morissi?”, gli analisti di Traders Union hanno intervistato 1,250 detentori di criptovalute in Nord America, Europa, Asia, America Latina, Africa e Medio Oriente. I risultati mostrano che il 71% degli intervistati vorrebbe lasciare i propri asset digitali al coniuge, al partner, ai figli o ad altri familiari. Tuttavia, solo il 32% ha predisposto istruzioni chiare o un altro accordo che aiuterebbe gli eredi a individuare gli asset e accedervi.

Ancora meno investitori sono sicuri che i propri eredi riuscirebbero a gestire gli asset senza assistenza. Solo il 24% ritiene che il beneficiario designato sarebbe in grado di accedere autonomamente alla maggior parte delle proprie criptovalute. Un altro 23% si aspetta aiuto da un exchange o da un altro fornitore di servizi, mentre il 16% farebbe affidamento su un’altra persona di fiducia.

Sanno che le criptovalute esistono, ma non come accedervi

Uno dei problemi principali è che gli eredi possono sapere dell’esistenza degli asset digitali, ma non avere istruzioni su come accedervi. Tra gli intervistati, il 27% ha dichiarato che una persona a lui vicina sa che possiede criptovalute, ma non sa come accedervi. Un altro 16% ha condiviso solo informazioni parziali sui propri asset.

Per il 18% degli investitori la situazione è ancora più complessa: nessun’altra persona dispone di informazioni sufficienti per individuare le loro criptovalute. Con i wallet in self-custody, l’accesso può dipendere da chiavi private o frasi di recupero, mentre per gli asset detenuti sugli exchange può dipendere dalle procedure della singola piattaforma e dalla documentazione dell’erede.

Perdere le chiavi di accesso è la principale preoccupazione

Il rischio maggiore individuato dagli intervistati è la perdita dell’accesso ai wallet, alle chiavi private o alle frasi di recupero. Questa era la principale preoccupazione per il 29% dei partecipanti. Un altro 17% teme che gli eredi possano semplicemente non essere a conoscenza di alcuni asset digitali, mentre il 15% considera la scarsa conoscenza tecnica dei beneficiari il problema principale.

Allo stesso tempo, prepararsi alla successione può creare ulteriori rischi. Un altro 10% è soprattutto preoccupato che condividere in anticipo le informazioni di accesso possa aumentare il rischio di furto. Traders Union osserva che la sfida non consiste semplicemente nel trasmettere una chiave privata, ma nel bilanciare l’accessibilità per gli eredi con la sicurezza degli asset.

Le criptovalute compaiono raramente nei testamenti

Solo il 18% degli intervistati ha incluso formalmente criptovalute o altri asset digitali in un testamento, trust o altro strumento di pianificazione successoria. Un altro 21% dispone di un piano successorio, ma questo non include le criptovalute. Un ulteriore 45% non ha alcun piano successorio formale.

Il diritto legale agli asset digitali non significa sempre che questi possano essere effettivamente recuperati. Traders Union osserva che gli eredi devono non solo dimostrare il proprio diritto sugli asset, ma anche sapere dove sono detenuti e come accedervi. Questo è particolarmente importante per le criptovalute, poiché la perdita dei dati di accesso a un wallet in self-custody può rendere i fondi inaccessibili anche a un erede legittimo.

Una precedente ricerca di Traders Union ha rilevato che i trader sopravvalutano la propria comprensione della leva finanziaria.

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