Ethereum: il supporto a 2,300 dollari può evitare una nuova ondata di liquidazioni?
Ethereum resta sotto pressione dopo diversi tentativi di recupero falliti. L’evento macroeconomico chiave di oggi potrebbe determinare la direzione della prossima importante mossa del mercato.
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Un importante investitore early di Ethereum, legato alla Ethereum Foundation, ha venduto 7,594 ETH per un valore di 17,79 milioni di dollari dopo un anno di inattività. Secondo Arkham, l’investitore aveva acquistato 200.000 ETH durante l’ICO per soli 61.000 dollari, al prezzo di 0,31 dollari, e in seguito aveva ricevuto altri 42.654 ETH dalla Ethereum Foundation, quando l’asset era scambiato intorno a 13,82 dollari.
Anche la domanda istituzionale resta debole. Secondo SoSoValue, il 27 ottobre gli ETF spot su Ethereum negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per 60,2 milioni di dollari.

La perdita di quota 2,282 dollari potrebbe innescare un’altra ondata di liquidazioni
Ethereum è scambiato intorno a 2,350 dollari. Come già osservato, l’andamento di ETH nel breve termine resta debole.
Il supporto è attualmente individuato nel minimo del 24 ottobre, a 2,282 dollari. Una rottura al ribasso di questo livello aumenterebbe notevolmente il rischio di un’altra ondata di liquidazioni delle posizioni long. In questo scenario, i prossimi obiettivi al ribasso sarebbero 2,200 dollari e la SMA a 200 giorni, intorno a 2,160 dollari.
Considerati i rischi geopolitici e macroeconomici, questo resta lo scenario di base.
Un rialzo sopra i 2,400 dollari invaliderebbe questo scenario. Se ETH riuscisse a consolidarsi sopra tale livello, il prezzo potrebbe recuperare fino alla SMA a 50 giorni, intorno a 2,550 dollari.
L’incertezza sui tassi aumenta il rischio di nuove liquidazioni
La Federal Reserve annuncerà oggi, 28 ottobre, la sua decisione sui tassi d’interesse. Secondo l’Associated Press, la maggior parte degli economisti si aspetta che la banca centrale lasci i tassi invariati nell’intervallo 3,75%–4,00%.
La reazione del mercato potrebbe tuttavia dipendere maggiormente dai commenti del presidente della Fed, Kevin Warsh, sull’inflazione e sulle prospettive di un ulteriore inasprimento della politica monetaria. Qualsiasi scostamento significativo dalle attese potrebbe innescare forti oscillazioni tra gli asset rischiosi.
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