Jupiter Lend alle prese con una carenza di liquidità dopo l’hack di Binance

Jupiter Lend alle prese con una carenza di liquidità dopo l’hack di Binance
Jupiter Lend alle prese con una carenza di liquidità dopo l’hack di Binance

​Il protocollo DeFi basato su Solana Jupiter Lend ha segnalato ritardi nei prelievi a causa di una carenza di liquidità, nel pieno delle ripercussioni dell’incidente che ha coinvolto Binance. Secondo i dati API della piattaforma, erano disponibili per il prelievo immediato solo 3,35 USDC, a fronte di passività sui depositi pari a 418,5 milioni di USDC.

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Il 30 ottobre 2026, il team di Jupiter Lend ha riconosciuto che le turbolenze di mercato avevano causato una carenza di liquidità, rendendo difficile elaborare le richieste di prelievo. Gli sviluppatori hanno tuttavia sottolineato che il protocollo continuava a funzionare normalmente e che gli asset degli utenti erano al sicuro.

I problemi sono emersi dopo il grave hack di Binance, che secondo le stime dell’exchange avrebbe causato perdite per circa 6,3 miliardi di dollari. Jupiter ha però dichiarato di non detenere fondi su Binance e di non aver subito perdite dirette a causa dell’attacco.

Nel pool Jupiter Earn restano meno di 4 USDC di liquidità disponibile

Secondo i dati API del progetto consultati il 30 ottobre alle 7:14, ora della costa orientale degli Stati Uniti, le richieste complessive sui depositi in uno dei pool Earn ammontavano a 418,5 milioni di USDC, inclusi gli interessi maturati. Tuttavia, solo 3,35 USDC erano disponibili per il prelievo immediato.

Questa discrepanza non significa che i fondi rimanenti siano andati perduti. Una parte significativa dei depositi su Jupiter Lend viene impiegata dai mutuatari tramite i prodotti Borrow e Multiply; gli asset potrebbero quindi restare indisponibili per il prelievo fino alla restituzione dei relativi prestiti.

La documentazione ufficiale del protocollo afferma che, nei periodi di forte volatilità o di prelievi di massa, gli utenti potrebbero essere soggetti a restrizioni sui prelievi. Il sistema applica inoltre limiti dinamici in base alla liquidità disponibile.

Il team di Jupiter ha spiegato che il ripristino dei prelievi dipende dai nuovi depositi e dal rimborso dei prestiti in essere. Gli sviluppatori non hanno fornito una tempistica precisa per il ritorno alla normalità, limitandosi a dichiarare che la liquidità si sarebbe ripresa presto.

In una dichiarazione successiva, i rappresentanti del protocollo hanno ribadito che Jupiter non ha esposizione a Binance, non detiene asset sull’exchange e non ha subito perdite. Secondo il team, la pressione sulla liquidità è stata causata dalle reazioni dei partecipanti al mercato alle notizie sull’hack dell’exchange.

Le restrizioni ai prelievi mettono in luce il funzionamento dei protocolli di lending DeFi

Jupiter Lend, sviluppato in collaborazione con Fluid, utilizza i depositi dei clienti per erogare prestiti. In questo modello, i fondi depositati non sono necessariamente disponibili subito, poiché una parte degli asset viene impiegata nelle operazioni di prestito.

Gli sviluppatori consigliano agli utenti soggetti a restrizioni di prelevare importi inferiori o di attendere che la liquidità si riprenda. Tuttavia, i dati pubblicati non permettono di stabilire se vi siano problemi con il rimborso dei prestiti né se alcuni mutuatari siano collegati a Binance.

Le conseguenze dell’hack dell’exchange hanno interessato anche le criptovalute meno liquide. In particolare, FUNToken ha registrato forti oscillazioni di prezzo dopo alcune vendite riconducibili a un indirizzo che gli analisti hanno identificato come appartenente al presunto aggressore.

In precedenza, avevamo riferito che Binance aveva iniziato a ripristinare gli asset colpiti dall’hack e aveva stanziato oltre 6,34 miliardi di dollari di fondi propri per coprire le perdite. L’exchange ha inoltre dichiarato di aver congelato circa 3 miliardi di dollari in cripto-asset e di proseguire gli sforzi per recuperarli.

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