EUR/USD testa un supporto chiave mentre i rendimenti USA mantengono elevata la pressione sul dollaro
EUR/USD viene scambiato intorno a 1,1380 il 28 settembre, dopo tre settimane di ribassi, e ha di fatto raggiunto una delle zone tecniche più importanti degli ultimi mesi. Alla fine della scorsa settimana, la coppia è scesa intorno a 1,1358–1,1360, ma finora i venditori non sono riusciti a estendere il movimento ribassista.
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L’area 1,1325–1,1360 appare ora cruciale: qui convergono i minimi di luglio, la trendline rialzista dai minimi estivi e i livelli dai quali in precedenza sono partiti impulsi rialzisti significativi.
I rendimenti dei Treasury USA restano il principale fattore di pressione
La pressione principale continua a provenire dal mercato obbligazionario statunitense. Il rendimento dei Treasury USA decennali è sceso dai recenti massimi a circa il 5,16% entro la fine di venerdì, ma lunedì è tornato a salire di circa 4 punti base, sostenuto dall’aumento dei prezzi del petrolio e dal rinnovarsi dei timori sull’inflazione.
L’estremità lunga della curva è ancora più indicativa: il rendimento dei titoli trentennali si attestava intorno al 5,49% il 25 settembre, rispetto a circa il 5,29% di alcuni giorni prima. Questa rivalutazione dei tassi a lungo termine rende più attraenti gli asset denominati in dollari e, allo stesso tempo, mostra che il mercato richiede un premio sempre maggiore per i rischi legati all’inflazione e alla politica fiscale. Di conseguenza, anche i ribassi temporanei dei rendimenti vengono ora rapidamente sfruttati per rinnovare la domanda di dollari, mentre EUR/USD non riceve ancora un sostegno duraturo dal mercato obbligazionario.
Le aspettative sulla Fed continuano a favorire il dollaro
Un ulteriore vantaggio per il dollaro deriva dal cambiamento delle aspettative sulla Fed. Dopo il rialzo dei tassi di settembre al 3,75–4,00%, i funzionari della Fed continuano a dichiarare che la lotta all’inflazione non è terminata, mentre il mercato sta nuovamente valutando un altro rialzo già questo autunno. Allo stesso tempo, i solidi dati statunitensi lasciano pochi motivi per attendersi un rapido rallentamento dell’economia.
Questa settimana l’attenzione si sposta sui dati sull’inflazione, sul PCE e soprattutto sul rapporto sul mercato del lavoro di venerdì: dati solidi potrebbero spingere nuovamente i rendimenti al rialzo e riportare EUR/USD direttamente sul limite inferiore dell’area di supporto. La situazione è inoltre più difficile per l’euro, poiché le aspettative per un altro rialzo dei tassi da parte della BCE sono nettamente meno aggressive rispetto alla rivalutazione del percorso dei tassi della Fed.
Un supporto solido aumenta le probabilità di un rimbalzo correttivo
Dopo aver infranto il solido supporto in area 1,1400–1,1390, la coppia ha raggiunto una zona di supporto a partire dal livello 1,1360, dove, come osservato in EUR/USD sotto pressione per i dati USA più solidi e l’aumento dei rendimenti dei Treasury, aumenta la probabilità di prese di profitto sulle posizioni short e dello sviluppo di una correzione rialzista, anche se ciò non esclude un ribasso verso 1,1330.
Prima che si sviluppi una correzione, sono possibili un ulteriore ribasso e un consolidamento all’interno dell’intervallo.
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