L’euro tocca il minimo da 17 mesi mentre aumentano i timori sul debito francese
Lunedì l’euro è sceso al livello più basso dal maggio 2025, prolungando il calo durato un mese, mentre le tensioni sul mercato dei titoli di Stato francesi hanno iniziato a ripercuotersi in modo più evidente sulle valute. L’incertezza politica in altre parti d’Europa ha aggiunto un’ulteriore fonte di pressione, mentre il dollaro si è rafforzato nonostante i dati più deboli sull’occupazione negli Stati Uniti.
Punti chiave
- L’euro è sceso al minimo da 17 mesi, a 1,1161$.
- Le tensioni sui titoli francesi pesano sulla valuta.
- L’incertezza politica si sta estendendo oltre la Francia.
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L’euro è sceso fino allo 0,8% a 1,1161$ durante le contrattazioni asiatiche, prima di recuperare leggermente portandosi intorno a 1,1176$. Bloomberg ha riferito che tra i venditori in Asia figuravano gli hedge fund e che la discesa al di sotto di livelli di prezzo chiave ha attivato ulteriori operazioni legate alle opzioni. L’euro è ora in calo da quattro settimane consecutive.
La pressione sul debito francese raggiunge i mercati valutari
La Francia è diventata la principale fonte di preoccupazione per gli asset europei dopo una brusca rivalutazione del suo debito pubblico. Il premio di rendimento richiesto dagli investitori sui titoli francesi a 10 anni rispetto ai titoli tedeschi comparabili ha chiuso la scorsa settimana a 140 punti base, in aumento di 34 punti base in cinque sedute. È stato il maggiore incremento settimanale degli ultimi 17 anni.
Questa divergenza ha dato agli operatori valutari un ulteriore motivo per ridurre l’esposizione all’euro. I titoli francesi sono stati penalizzati dai dubbi sulla capacità del Paese di riportare sotto controllo il deficit di bilancio, mentre le divisioni politiche rendono difficile raggiungere un accordo sulle misure di spesa.
La pressione è visibile anche al di fuori della coppia euro-dollaro. Lunedì la valuta ha perso circa lo 0,5% contro il franco svizzero e lo 0,39% contro la sterlina. Le notizie secondo cui le autorità spagnole si stavano preparando all’eventualità di elezioni anticipate hanno alimentato le preoccupazioni sulla stabilità politica nella regione.
Il dollaro guadagna nonostante la debolezza delle assunzioni negli Stati Uniti
Le condizioni negli Stati Uniti hanno rafforzato il movimento. L’indice del dollaro è salito dello 0,47% a 102,37, nonostante i dati sull’occupazione di settembre abbiano ridotto le aspettative che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse nella riunione di ottobre.
Gli operatori ora stimano al 78% la probabilità che i tassi rimangano invariati questo mese, rispetto al 36% di una settimana prima. Le aspettative di un aumento a dicembre e di un ulteriore inasprimento nella prima metà del 2027 non sono scomparse, lasciando i tassi di interesse statunitensi su livelli elevati rispetto a quelli di molti altri mercati sviluppati.
Il rendimento dei Treasury decennali è sceso a circa il 5,26% dopo aver raggiunto la scorsa settimana il livello più alto degli ultimi 24 anni. Nel frattempo, i titoli tedeschi hanno attirato domanda mentre il debito francese restava sotto pressione, ampliando il divario tra i maggiori mercati dei titoli sovrani dell’area euro.
La Francia diventa un banco di prova per l’intera area euro
Il problema immediato è concentrato in Francia, non nell’intero blocco valutario. Tuttavia, il calo dell’euro dimostra che gli investitori non considerano più il sell-off dei titoli francesi esclusivamente una questione del mercato obbligazionario domestico.
I mercati valutari stanno ora reagendo ai dubbi sulla disciplina fiscale e sulla stabilità politica nella regione. Se la pressione sui titoli di Stato persisterà, le conseguenze potrebbero estendersi oltre i costi di finanziamento sovrano, incidendo sull’attrattiva relativa degli asset europei e sulla domanda di euro.
La distinzione è importante perché l’euro collega economie con livelli di indebitamento e posizioni fiscali molto diversi. Una divergenza prolungata tra i loro costi di finanziamento porterebbe gli investitori a prestare maggiore attenzione al fatto che le tensioni restino confinate ai singoli governi o inizino a influenzare più ampiamente la fiducia nell’area valutaria.
Avevamo inoltre riferito che la BCE avverte che la crisi energetica resta la principale minaccia per l’economia dell’area euro.
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