Sud Italia, blocco merci mette a rischio piccolo commercio e potere d'acquisto
Nel Mezzogiorno l'interruzione della filiera di approvvigionamento legata al recente sciopero degli autotrasportatori espone famiglie e negozi a maggiori difficoltà sugli acquisti di prima necessità. Il quadro pesa su un'area dove la spesa è più frammentata, lo scontrino medio è più basso della media nazionale e il ricorso ai punti vendita tradizionali resta particolarmente elevato.
Punti chiave
- Nel Sud Italia il 42,7% delle famiglie risulta in difficoltà finanziaria, con lo scontrino medio a 17,04 euro rispetto ai 21,18 euro nazionali.
- La crescita annua della frequenza d'acquisto raggiunge 6,1% per ortofrutta a peso fisso e 3,7% per fresco confezionato, con incremento a valore rispettivamente del 5,8% e 3,7%.
- Il blocco delle merci penalizza soprattutto i negozi di libero servizio nel Mezzogiorno, aggravando la dipendenza dalle scorte familiari e svuotando gli scaffali della GDO.
Consumi frammentati e maggiore dipendenza dai negozi tradizionali
Secondo Teleborsa, come emerge dalle rilevazioni dello Shopper Panel di YouGov, che monitora oltre 18.000 famiglie rappresentative delle 26,5 milioni di famiglie residenti in Italia, nel Sud il 42,7% delle famiglie si dichiara in difficoltà finanziaria, contro una media nazionale del 38,9%. In questo contesto, il 72% cerca soprattutto prodotti in promozione, il 60% riduce i consumi fuori casa e il 57% taglia gli acquisti di beni di largo consumo.La frequenza d'acquisto raggiunge 222,3 atti l'anno, sopra i 215,2 dell'aggregato italiano, mentre lo scontrino medio scende a 17,04 euro rispetto ai 21,18 euro nazionali. Le unità nel carrello sono meno di 9,6, confermando un modello di spesa basato su acquisti più piccoli ma più frequenti, usati dalle famiglie per limitare gli sprechi e difendere il potere d'acquisto.
Nel Mezzogiorno resta inoltre più forte il peso del libero servizio e dei negozi di prossimità. Il 51,5% dei residenti acquista nelle macellerie, contro il 34,7% del totale Italia, il 45,6% nelle panetterie contro il 30,4%, il 45,4% nei negozi di frutta e verdura contro il 30,6%, mentre il ricorso alle pescherie arriva al 31,8%, quasi il doppio del dato nazionale del 16,2%.
Le categorie più esposte al blocco della filiera
La maggiore frequenza di acquisto sostiene in genere i prodotti con shelf life più breve. Se nel 60% degli scontrini compare un prodotto a peso variabile, per un valore di 1.300 euro l'anno per famiglia, nell'ultimo anno ortofrutta a peso fisso, fresco confezionato e freschi a peso variabile registrano la crescita più marcata della frequenza, rispettivamente del 6,1%, del 3,7% e del 2,7%, insieme ai maggiori incrementi a valore, pari al 5,8%, al 3,7% e al 3,8%.Tra i comparti sopra media per valore nel Sud emergono la cura della casa, a più 31% rispetto al totale Italia, la cura della persona, a più 21%, e la drogheria alimentare, a più 10%. Nel food & beverage si distinguono pasta di semola, a più 55%, merendine fresche, a più 48%, olio di semi, a più 47%, e conserve di pomodoro, anch'esse a più 47%, mentre nei prodotti per la casa e la persona guidano candeggina, a più 72%, detergenti di grandi dimensioni, a più 70%, e detersivi per lavare a mano le stoviglie, a più 57%.
Secondo Marco Pellizzoni, Direttore Commerciale YouGov Shopper, il fresco confezionato e l'ortofrutta a peso imposto risultano tra le categorie meno performanti nel Meridione proprio per la forte abitudine a rifornirsi nei negozi tradizionali. In questo scenario, è quindi plausibile che il blocco delle merci colpisca soprattutto gli esercenti del libero servizio, mentre gli scaffali vuoti nella grande distribuzione riflettono una contingenza straordinaria, aggravata sia dall'assenza di rifornimenti sia dalla corsa delle famiglie alle scorte di beni essenziali.
Nel nostro precedente approfondimento sulla povertà assoluta in Italia nel 2025 abbiamo evidenziato che i livelli restano elevati, coinvolgendo 5,4 milioni di persone, con forti differenze legate a composizione familiare, età e cittadinanza. L’analisi metteva in risalto anche il ruolo di istruzione e lavoro come fattori di protezione, utili per leggere perché l’aumento delle difficoltà economiche si traduca poi in scelte di consumo più caute e orientate al risparmio.
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