La spesa per le prestazioni sociali nell’UE cresce del 4,9% nel 2025, mentre la quota sul PIL cala
Le stime preliminari indicano che nel 2025 la spesa per le prestazioni di protezione sociale nell’UE raggiunge i 5,183 miliardi di euro, proseguendo la crescita costante delle uscite destinate al welfare nell’Unione. L’aumento si registra nonostante una lieve flessione della spesa in rapporto alle dimensioni dell’economia: le prestazioni sociali rappresentano il 27,5% del PIL dell’UE, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al 2024.
Punti chiave
- Nel 2025 la spesa dell’UE per le prestazioni di protezione sociale raggiunge i 5,183 miliardi di euro, con un aumento del 4,9% rispetto al 2024 e una crescita in tutti i paesi in termini di euro.
- Nel 2025 il rapporto tra prestazioni sociali e PIL nell’UE scende al 27,5%, nonostante l’aumento della spesa nominale: la crescita economica relativa supera quella delle uscite per il welfare.
- Austria, Finlandia e Francia registrano le quote più alte di prestazioni sociali sul PIL, rispettivamente pari al 32,4%, al 32,2% e al 32,1%, mentre l’Irlanda si conferma all’ultimo posto con l’11,7%.
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Le stime Eurostat mostrano un aumento generalizzato
Secondo quanto riportato da Eurostat, nel 2025 la spesa per le prestazioni di protezione sociale nell’UE ammonta a 5,183 miliardi di euro, secondo le stime preliminari elaborate nell’ambito del Sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale, o ESSPROS. I dati indicano un aumento del 4,9% rispetto al 2024, con una crescita in euro in tutti i paesi dell’UE.Le stime sono fornite su base volontaria dai paesi partecipanti e riguardano i principali indicatori ESSPROS. Sebbene la spesa complessiva aumenti, il rapporto tra prestazioni di protezione sociale e PIL scende al 27,5% rispetto all’anno precedente.
Le differenze tra paesi evidenziano oneri di welfare disomogenei
Tra i paesi dell’UE, la spesa per le prestazioni di protezione sociale in percentuale del PIL è più alta in Austria, al 32,4%, seguita da Finlandia, al 32,2%, e Francia, al 32,1%. Le quote più basse si registrano in Irlanda, all’11,7%, a Malta, al 13,8%, e in Ungheria, al 16,7%, a sottolineare le ampie differenze tra i sistemi di welfare e le strutture economiche dell’Unione.Anche i tassi di crescita variano notevolmente da un paese all’altro. La Croazia registra l’aumento della spesa più marcato rispetto al 2024, pari al 15,4%, davanti a Bulgaria, al 12,1%, e Lituania, all’11,6%; la Grecia, con lo 0,6%, la Romania, con lo 0,7%, e la Finlandia, con l’1,3%, registrano invece gli incrementi più contenuti.
Nel nostro precedente articolo sull’avvertimento di Mario Draghi riguardo alla politica monetaria restrittiva e all’aumento del debito, abbiamo esaminato come mantenere i tassi d’interesse al di sopra della crescita possa intensificare le pressioni sui conti pubblici e aumentare il rischio di “dominanza fiscale”. Abbiamo inoltre ricordato il suo appello alle banche centrali a dare priorità al controllo dell’inflazione, evitando al contempo di danneggiare inutilmente gli investimenti produttivi, insieme a proposte come una più profonda integrazione del mercato dell’UE e un sostegno di bilancio mirato agli investimenti strategici.
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