Gli Houthi lanciano nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita

Gli Houthi lanciano nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita
Gli attacchi degli Houthi aggravano i rischi per le rotte petrolifere saudite

​Gli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran, hanno lanciato un’altra ondata di attacchi con missili e droni contro l’Arabia Saudita mentre i combattimenti si intensificavano lungo la costa del Mar Rosso e gli sforzi diplomatici sullo Stretto di Hormuz ristagnavano. L’escalation sta aumentando la pressione su Riyadh, mentre le interruzioni alle infrastrutture saudite alternative per l’esportazione espongono sempre più i flussi energetici regionali.

Punti chiave

  • Gli Houthi hanno lanciato decine di missili e droni.
  • L’Arabia Saudita ha riferito che 13 civili sono rimasti feriti.
  • L’oleodotto East-West resta fuori servizio.
  • Fino al 4% dell’offerta petrolifera globale potrebbe essere a rischio.

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Gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato decine di missili e droni contro una base aerea militare a Khamis Mushait, nel sud dell’Arabia Saudita, prendendo di mira infrastrutture militari dopo gli attacchi sauditi in Yemen, ha riferito Reuters. Le autorità saudite hanno diramato allerte di emergenza in quattro città meridionali, mentre la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha dichiarato che 13 civili sono rimasti feriti.

L’avanzata degli Houthi aumenta la pressione sull’Arabia Saudita

Gli attacchi seguono una rapida avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen. Il gruppo ha conquistato l’isola di Perim, vicino all’ingresso del Mar Rosso, e, secondo funzionari del governo yemenita, mantiene il controllo effettivo di quasi tutta la costa occidentale nonostante l’intensificarsi dei raid aerei sauditi e yemeniti.

Questa espansione è diventata particolarmente significativa dopo che un attacco aereo della scorsa settimana ha messo fuori servizio l’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, lungo 1,200 chilometri. Riyadh ha attribuito l’attacco a milizie irachene sostenute dall’Iran e non ha indicato quando l’oleodotto potrebbe tornare operativo.

La rotta è stata costruita per trasportare il greggio dalla costa del Golfo al Mar Rosso, consentendo alle esportazioni saudite di bypassare lo Stretto di Hormuz. I trader stimano che un’interruzione prolungata potrebbe mettere a rischio fino al 4% dell’offerta petrolifera globale, mentre il traffico attraverso Hormuz resta gravemente compromesso.

Washington si trattiene mentre la diplomazia vacilla

La ripresa dei combattimenti sta mettendo alla prova anche la politica statunitense nella regione. Finora Washington ha resistito alle richieste saudite di un intervento militare diretto oltre all’assistenza d’intelligence. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha incontrato lunedì a Gedda l’ammiraglio Brad Cooper, comandante statunitense per la regione, mentre Riyadh valutava la propria risposta all’avanzata degli Houthi.

Nel frattempo, le prospettive di una svolta diplomatica si sono indebolite. L’Oman ha rinviato un incontro previsto tra l’Iran e gli Stati arabi del Golfo, volto ad affrontare i negoziati sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Teheran ha dichiarato che il rinvio è avvenuto su richiesta dell’Arabia Saudita.

Anche la sicurezza marittima resta incerta. La petroliera El Gaia, battente bandiera panamense, è stata recentemente danneggiata, ma l’Iran, le forze armate statunitensi e le autorità marittime internazionali hanno fornito versioni differenti dell’incidente. L’Organizzazione marittima internazionale ha dichiarato che due marittimi risultano dispersi.

Le rotte energetiche affrontano una minaccia crescente alla sicurezza

La pressione simultanea su Hormuz, sull’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita e sulla costa yemenita del Mar Rosso sta restringendo le opzioni della regione per il trasporto sicuro dell’energia. L’oleodotto saudita è stato progettato specificamente per offrire un’alternativa quando Hormuz diventa inaffidabile, rendendone la chiusura particolarmente importante nel conflitto attuale.

Senza una tempistica per il ripristino dell’oleodotto e con i colloqui regionali rinviati, un’ulteriore escalation militare potrebbe aumentare i rischi per le esportazioni saudite e i mercati energetici globali. Il greggio Brent è scambiato a $107,60 al barile, mentre il WTI si attesta a $103,40, riflettendo la persistente preoccupazione per potenziali interruzioni delle forniture di petrolio mediorientali.

Abbiamo inoltre riferito che i nuovi attacchi a Hormuz e in Arabia Saudita aggravano la minaccia all’offerta petrolifera.

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