Le tensioni in Medio Oriente minacciano le forniture petrolifere: Houthi contro le stazioni saudite
Il movimento Houthi dello Yemen ha rivendicato lunedì nuovi attacchi contro le stazioni di pompaggio petrolifero saudite e il principale aeroporto di Riyadh, intensificando un conflitto regionale che ha già compromesso importanti rotte di esportazione energetica. La ripresa dei combattimenti avviene mentre Washington valuta ulteriori azioni militari contro l’Iran e i governi della regione si preparano a colloqui diplomatici volti a contenere lo scontro.
Punti chiave
- Gli Houthi rivendicano attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite.
- Le tensioni con l’Iran minacciano le principali rotte di trasporto del petrolio.
- Brent e WTI in calo nonostante l’escalation del conflitto.
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Gli Houthi hanno dichiarato di aver preso di mira le stazioni di pompaggio lungo l’oleodotto saudita East-West e l’aeroporto internazionale King Khalid, sebbene le autorità saudite non abbiano confermato gli attacchi. Le forze a guida saudita hanno riferito separatamente di aver intercettato un missile diretto verso Riyadh e distrutto siti di lancio nello Yemen, riporta Reuters.
Nuove minacce alle infrastrutture petrolifere saudite
L’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita è diventato sempre più importante da quando la guerra ha fortemente limitato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La rotta, lunga 1,200 chilometri, trasporta il greggio verso il Mar Rosso e offre agli esportatori un’alternativa alla principale via marittima del Golfo Persico.
In precedenza gli Houthi avevano rivendicato attacchi contro l’oleodotto, le stazioni di pompaggio, un impianto Aramco a Yanbu e la raffineria di Rabigh. L’Arabia Saudita non ha confermato tali rivendicazioni. Intanto, le forze a guida saudita hanno riferito di aver distrutto tunnel per lo stoccaggio di missili, rampe di lancio e infrastrutture di rifornimento militare nello Yemen, mentre i combattimenti si intensificavano nei pressi dello strategico corridoio marittimo di Bab el-Mandeb.
La diplomazia con l’Iran sotto crescente pressione militare
Arabia Saudita, Turchia e Pakistan stanno preparando per lunedì a Teheran colloqui di alto livello con funzionari iraniani. L’incontro previsto si svolge mentre gli attacchi contro il territorio saudita mettono a dura prova i rapporti regionali e accrescono il rischio di uno scontro più ampio, con il coinvolgimento di Paesi intenzionati a limitare i danni economici della guerra.
Anche il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che restano possibili nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran, mentre altre forze militari americane si dirigono verso il Golfo Persico. Gli attacchi iraniani contro il trasporto marittimo commerciale nei pressi di Hormuz hanno accresciuto i timori per la sicurezza marittima, mentre Washington ha ridotto parte del personale diplomatico e militare nella regione. La possibilità di un’ulteriore escalation dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti rende più incerti gli sforzi per negoziare un accordo.
I prezzi del petrolio arretrano nonostante i rischi di interruzioni dell’offerta
Lunedì i prezzi del petrolio sono scesi nettamente, nonostante le ultime minacce alle infrastrutture saudite. Il greggio Brent ha perso l’1,44%, a 110,05 $ al barile, mentre il West Texas Intermediate è calato del 2,09%, a 101,29 $, secondo le ultime quotazioni di mercato disponibili. Il ribasso indica che gli operatori stavano rivalutando le prospettive immediate dell’offerta, anche se gli attacchi minacciavano rotte di trasporto chiave.
La divergenza tra il calo dei prezzi e l’escalation delle tensioni militari evidenzia l’incertezza sull’entità delle possibili interruzioni delle forniture di greggio. Le infrastrutture alternative per l’esportazione dell’Arabia Saudita restano strategicamente importanti, soprattutto finché il traffico marittimo attraverso Hormuz rimane limitato. Eventuali danni confermati alle stazioni di pompaggio o ulteriori minacce alla navigazione nel Mar Rosso potrebbero modificare rapidamente le aspettative del mercato. Per ora, gli operatori petroliferi devono fare i conti con pressioni contrastanti: la possibilità di progressi diplomatici e il rischio che la ripresa dei combattimenti limiti ulteriormente le forniture energetiche.
Abbiamo inoltre riferito che gli Stati Uniti ordinano ai diplomatici di lasciare l’Arabia Saudita mentre si intensificano le tensioni con l’Iran.
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