Bce verso tassi invariati, mercato guarda ai segnali su settembre
L'Eurozona si avvicina alla riunione della Bce di giovedì con il ritorno dei timori sull'inflazione, mentre il rialzo del petrolio legato alle tensioni tra U.S. e Iran aumenta l'incertezza sul quadro dei prezzi. Il rallentamento dell'inflazione al 2,8% in giugno sostiene però l'ipotesi di una pausa estiva, spostando l'attenzione delle attese di mercato sulle indicazioni che arriveranno per settembre.
Punti chiave
- La BCE dovrebbe lasciare invariati i tassi nella riunione di questa settimana a Francoforte, con un possibile rialzo posticipato a settembre.
- L'inflazione di giugno è scesa al 2,8%, sotto le attese, riducendo la probabilità di un rialzo a luglio a meno del 15% secondo i mercati monetari.
- Il petrolio risalito a 90 dollari al barile per le tensioni Iran-U.S. spinge la BCE a valutare se il rincaro energia avrà impatti duraturi su prezzi e salari.
Attese del mercato e nodi della riunione
Come riportato da Borsa Italiana, economisti e investitori ritengono che la Bce lasci invariato il costo del denaro nella riunione di Francoforte di questa settimana, rinviando almeno a settembre un eventuale nuovo rialzo, quando saranno disponibili anche le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff.Il Consiglio direttivo affronta l'ultima riunione prima della pausa estiva in uno scenario diviso tra nuovi rischi al rialzo per i prezzi e segnali opposti di rallentamento dell'inflazione. Sei settimane fa Francoforte è stata la prima grande banca centrale del G7 ad alzare i tassi in risposta allo shock petrolifero collegato alla guerra con l'Iran.
A sostenere una pausa contribuisce il dato di giugno, con l'inflazione scesa al 2,8% più del previsto, riducendo l'urgenza di un secondo intervento immediato. I mercati monetari attribuiscono una probabilità inferiore al 15% a un rialzo a luglio, ma prezzano pienamente un secondo aumento entro ottobre.
Petrolio, settembre e impatto sulla politica monetaria
L'attenzione si concentra ora sulle indicazioni della presidente Christine Lagarde sulle prospettive per settembre e sulla risposta della Bce alla nuova fiammata del petrolio, tornato intorno ai 90 dollari al barile dopo il riaccendersi del conflitto con l'Iran.Secondo gli economisti di Bnp Paribas, le rinnovate tensioni in Medio Oriente rafforzano l'idea che il ciclo di rialzi della Bce non sia terminato. Lo scenario considerato più probabile resta comunque una pausa a luglio seguita da un aumento a settembre, quando saranno stati pubblicati altri due dati mensili sull'inflazione e potrebbe emergere maggiore chiarezza sulla traiettoria del conflitto tra U.S. e Iran.
La banca centrale deve inoltre valutare se il nuovo rincaro dell'energia resti temporaneo oppure si trasferisca in modo più persistente ai prezzi di beni e servizi e alle richieste salariali. Finora i responsabili della politica monetaria segnalano l'assenza di effetti di secondo impatto preoccupanti, ma sottolineano la necessità di mantenere alta la vigilanza, mentre nel comunicato finale dovrebbe essere ribadito che le decisioni continuano a dipendere dai dati e vengono prese riunione per riunione.
Nella nostra precedente analisi sull’EUR/USD abbiamo evidenziato come la coppia stesse consolidando sopra l’area 1,1400, con un quadro tecnico ancora neutrale in assenza di una rottura convincente delle resistenze. Abbiamo anche sottolineato che il conflitto tra USA e Iran, attraverso il rialzo del petrolio e la maggiore domanda di dollaro come bene rifugio, stava complicando le aspettative su inflazione e prossime mosse di Fed e BCE.
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