Mps e Banco Bpm valutano una fusione mentre il risiko bancario sostiene i titoli

Mps e Banco Bpm valutano una fusione mentre il risiko bancario sostiene i titoli
Fusione Mps-Bpm in vista

La competizione per il riassetto del settore bancario italiano mantiene alta l'attenzione a Piazza Affari, con Mps e Banco Bpm al lavoro su una possibile operazione alternativa all'offerta di Intesa. Il dossier si sviluppa in vista dei consigli ordinari del 5 e 6 agosto sui conti semestrali, mentre il mercato valuta struttura dell'intesa, governance e possibili ostacoli regolatori.

Punti chiave

  • Banco Bpm e Mps valutano una fusione per contrastare l'opas di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi, con Cda straordinari possibili entro la prossima settimana.
  • Credit Agricole, azionista al 29,3% di Banco Bpm, sarebbe disposta a sostenere l'operazione in cambio di asset come sportelli o partecipazioni assicurative.
  • Intesa negozia con l'Antitrust la possibilità di mantenere 625 filiali Mps in caso di integrazione, mentre Unicredit potrebbe supportare l'operazione in caso di rilievi regolamentari.

Ipotesi di integrazione e tempi della decisione

Come riportato da Borsa Italiana, citando Il Sole 24 Ore, Piazza Meda e Rocca Salimbeni stanno lavorando a un'operazione che possa contrastare l'opas di Intesa Sanpaolo, sostenuta da Unipol. Tra le opzioni esaminate figurano una mossa di Banco Bpm su Mps, un'offerta dell'istituto senese sulla banca milanese oppure, nello scenario ritenuto più probabile, una proposta di fusione tra i due gruppi, con consigli di amministrazione straordinari possibili entro la prossima settimana e comunque prima delle riunioni ordinarie già convocate per il 5 e 6 agosto.

Sulle alternative in esame è atteso il parere degli advisor delle due banche. Per Banco Bpm lavorano Citigroup e Goldman Sachs, mentre per Mps seguono il dossier Ubs e Bank of America, con Vitale Borghesi indicato dagli indipendenti del consiglio.

Secondo le ricostruzioni citate, sul fronte della governance l'attuale amministratore delegato di Monte dei Paschi potrebbe assumere la presidenza del nuovo gruppo, mentre Giuseppe Castagna avrebbe il ruolo di amministratore delegato. Resta però centrale la sostenibilità finanziaria dell'operazione, perché l'offerta di Intesa da 30,6 miliardi resta difficile da superare e, agli attuali valori di mercato, una fusione alla pari appare sbilanciata a favore di Mps, che capitalizza circa 36 miliardi contro quasi 24 miliardi di Banco Bpm.

Per aumentare l'attrattiva dell'operazione per gli azionisti, il Monte starebbe valutando anche un extradividendo, finanziabile pure con la cessione di una parte della quota del 13,3% detenuta tramite Mediobanca in Generali. Restano tuttavia divisioni interne a Mps, dove alcuni consiglieri di minoranza chiedono una maggiore condivisione nel consiglio sullo stato delle interlocuzioni con Banco Bpm.

Azionisti, Antitrust e impatto sul mercato bancario

Un nodo rilevante dell'operazione riguarda la posizione di Credit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%. Secondo La Stampa, il gruppo francese sarebbe disposto a sostenere una possibile integrazione tra Banco Bpm e Mps in cambio di contropartite che potrebbero includere sportelli in eccesso rispetto ai vincoli Antitrust, Anima, attività assicurative o la quota in Agos, dove Credit Agricole è già azionista di maggioranza.

La diluizione del peso del socio francese nella nuova entità viene considerata un possibile modo per evitare una presenza troppo forte nell'assetto della banca che nascerebbe dall'operazione e che diventerebbe la seconda del Paese. Sul fronte azionario, inoltre, il gruppo Caltagirone, titolare del 10,2% di Mps, e alcuni fondi avrebbero guardato con favore alla componente cash di 1 euro per azione contenuta nell'offerta di Intesa, mentre resta incerta la posizione di Delfin, che detiene il 17,5%.

Intesa intanto non resta ferma e, secondo indiscrezioni, sta negoziando con l'Antitrust i dettagli di un'eventuale integrazione di Mps, con l'obiettivo di mantenere circa la metà degli sportelli dell'istituto, pari a 625 filiali. In caso di rilievi dell'Autorità, un sostegno inatteso potrebbe arrivare da Unicredit, nonostante il ceo Andrea Orcel si sia definito di recente un semplice osservatore dell'attuale fase del risiko bancario.

Nel nostro precedente aggiornamento sulla possibile fusione tra Mps e Banco Bpm abbiamo spiegato che i due gruppi stavano valutando un’operazione alternativa alle ipotesi di offerta di scambio circolate nelle settimane precedenti, con la fusione indicata come scenario più convincente. Abbiamo anche sottolineato il ruolo degli advisor incaricati (tra cui Citigroup, Goldman Sachs, UBS e Bank of America) nel definire struttura, tempistiche e soprattutto la sostenibilità dell’aggregazione, che potrebbe accelerare il consolidamento del settore bancario italiano.

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