Iran valuta possibili attacchi a basi U.S. in Europa meridionale, cresce il rischio per la sicurezza regionale
Si intensifica il confronto tra U.S. e Iran dopo la fine della tregua di 60 giorni legata al memorandum di Islamabad su Hormuz, passaggio chiave per un quinto del petrolio e del gas mondiale. Le nuove indiscrezioni su possibili obiettivi militari statunitensi nel Sud e nel Sud-Est europeo ampliano il perimetro del rischio geopolitico nel Mediterraneo.
Punti chiave
- L'Iran valuta potenziali attacchi contro asset militari U.S. in Bulgaria, Cipro, Creta, Turchia e Romania se Trump intensificasse il conflitto.
- Fonti di intelligence, citate dal Wall Street Journal, segnalano un possibile cambio di strategia della leadership iraniana per aumentare i costi a U.S. e alleati regionali.
- Gli asset U.S. in Italia, come Sigonella e Aviano, risultano attualmente fuori dalla gittata attribuita ai principali missili iraniani a medio raggio.
Ipotesi di escalation e obiettivi in Europa
Come riportato da Borsa Italiana, che cita il Financial Times e due fonti vicine al regime di Teheran, l'Iran valuta la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale se il presidente Donald Trump decidesse di intensificare ulteriormente il conflitto.Le stesse fonti indicano tra i possibili bersagli asset U.S. in Bulgaria, dove è stato autorizzato l'uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi. Anche Cipro rientra nelle valutazioni, dopo che una base britannica sull'isola è stata colpita da un drone a marzo. Nel perimetro ipotizzato figurano inoltre Souda Bay a Creta, punto di appoggio della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo, Incirlik in Turchia e installazioni in Romania.
Lo scenario si inserisce in una fase di crescente tensione, mentre il Wall Street Journal riferisce nelle scorse ore di un presunto piano segreto iraniano per intensificare la guerra. Secondo le informazioni citate, elementi dell'intelligence suggeriscono un possibile cambio di strategia da parte delle componenti più intransigenti della leadership iraniana per aumentare i costi per gli U.S. e i loro alleati regionali.
Implicazioni per l'Italia e per l'area mediterranea
Per l'Italia, il rischio appare più contenuto perché le principali installazioni americane nel Paese si trovano oltre la gittata normalmente attribuita ai principali missili iraniani a medio raggio. Tra queste figurano Sigonella in Sicilia, Aviano in Friuli-Venezia Giulia e le strutture dell'esercito statunitense presenti a Vicenza.Resta comunque elevata l'attenzione sulla sicurezza dell'area mediterranea, in un contesto in cui Hormuz continua a essere in una situazione di stallo militare e diplomatico. Il quadro si complica ulteriormente dopo l'ultima provocazione attribuita a Trump, che ha pubblicato su Truth una mappa dello Stretto di Hormuz con la dicitura "Nuovo territorio degli Stati Uniti".
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ridimensiona intanto l'indiscrezione. Interpellato dall'Adnkronos, afferma che "nulla è precluso" ma aggiunge che, se fosse nel Financial Times, eviterebbe di offrire idee e spunti.
Nel nostro precedente articolo sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz abbiamo ricostruito l’iniziativa diplomatica italiana per mantenere aperto il corridoio marittimo senza tariffe o restrizioni. In quell’analisi abbiamo anche evidenziato i rischi di escalation nell’area, dal Mar Rosso a Bab el-Mandeb, e le possibili ricadute sulla stabilità regionale e sui prezzi dell’energia.
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