Il gruppo Brovedani affronta una fase di difficoltà nello stabilimento di Modugno dopo la perdita di commesse, con 50 addetti coinvolti nel sito pugliese. Il ministero delle Imprese indica però una linea di continuità produttiva e rinvia al 29 settembre un nuovo confronto sulle misure di tutela e rilancio.
Punti chiave
- Il Mimit esclude la chiusura dello stabilimento Brovedani di Modugno e avvia un tavolo per individuare una prospettiva industriale di rilancio.
- Brovedani impiega circa 250 addetti a San Vito al Tagliamento e 50 nello stabilimento barese, oggi colpito dal calo degli ordinativi.
- Le parti si riuniranno nuovamente il 29 settembre per valutare misure di sostegno al reddito e garantire la continuità produttiva del sito pugliese.
Tavolo al Mimit sul futuro del sito
Secondo Borsa Italiana, come riferisce il ministero delle Imprese e del Made in Italy in una nota, il primo tavolo dedicato a Brovedani è convocato per fare il punto sulla situazione dello stabilimento di Modugno, in un contesto segnato dal calo degli ordinativi e dalle conseguenti difficoltà operative.Il gruppo è attivo nella produzione di componenti meccanici e linee di automazione industriale e conta circa 250 dipendenti a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, oltre ai 50 occupati nel sito barese.
Durante l'incontro, il Mimit esclude ogni ipotesi di chiusura dell'impianto pugliese e condivide con le parti coinvolte la necessità di individuare una prospettiva industriale in grado di sostenere il rilancio dell'attività e la salvaguardia dei posti di lavoro.
Tutele al reddito e prossime scadenze
Nei prossimi giorni vengono approfondite le misure di sostegno al reddito ritenute più idonee per proteggere i lavoratori, mentre il confronto prosegue sulle condizioni necessarie a garantire continuità alla produzione.Per il territorio pugliese e per la filiera della meccanica, l'esclusione della chiusura rappresenta un primo segnale di stabilizzazione, anche se l'evoluzione del dossier resta legata alla definizione di un percorso industriale sostenibile. Le parti tornano a riunirsi il 29 settembre per aggiornare il quadro della situazione.
Nella nostra precedente analisi sullo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva abbiamo spiegato che la fermata entro fine ottobre sta già mettendo sotto pressione l’indotto siderurgico di Taranto, tra licenziamenti collettivi, mancati rinnovi e nuove richieste di cassa integrazione per circa mille addetti. Abbiamo anche inquadrato i possibili scenari industriali e istituzionali, tra convocazioni attese, manifestazioni di interesse e iniziative locali per sostenere un percorso di rilancio e salvaguardia occupazionale.
Ultime notizie su Company News
- Forex
- Crypto