Le utility italiane chiudono in calo e sottoperformano l’indice europeo di settore

Le utility italiane chiudono in calo e sottoperformano l’indice europeo di settore
Utility italiane in calo

Il comparto utility italiano registra un'altra seduta negativa il 2 settembre, estendendo la debolezza del settore a Piazza Affari. La flessione del 2,42% risulta più marcata rispetto al calo dell'EURO STOXX Utilities, segnalando una pressione più forte sui titoli nazionali.

Punti chiave

  • Italian utility sector index chiude a 49.400,81 punti, in calo di 1.222,93 punti rispetto alla seduta precedente.
  • Italgas perde 3,46%, Hera -1,71%, Ascopiave -3,34%, Alerion Clean Power -1,55% e Acea -1,26% nell'ultima sessione.
  • Il comparto utility italiano sottoperforma l'EURO STOXX Utilities, segnando un differenziale negativo che incide sulla percezione del settore.

Chiusura di settore e principali ribassi

Come riportato da Borsa Italiana, l'indice del settore utility italiano chiude la giornata a 49.400,81 punti, in calo di 1.222,93 punti rispetto alla seduta precedente. Anche l'indice Utilities dell'Area Euro termina in territorio negativo e arretra a 558,87 punti, dopo un avvio a 565,01.

Nel listino principale, Italgas archivia la sessione con una flessione del 3,46%, mentre Hera limita il ribasso all'1,71%. Tra le mid-cap, Ascopiave chiude in calo del 3,34%, Alerion Clean Power perde l'1,55% e Acea termina la seduta del 2 settembre con un ribasso dell'1,26% rispetto alla chiusura precedente.

Impatto sul comparto italiano

La seduta conferma un andamento più debole per le utility italiane rispetto al paniere europeo di riferimento, con perdite diffuse sia tra le blue chip sia tra i titoli a media capitalizzazione. Il movimento evidenzia una pressione estesa all'intero comparto nazionale, senza eccezioni tra i principali nomi citati.

La sottoperformance rispetto all'EURO STOXX Utilities indica inoltre un differenziale negativo per il mercato italiano nella giornata, elemento che può pesare sulla percezione del settore in Borsa nel breve termine.

Nella nostra precedente analisi sul nuovo anticipo d’imposta del 39% sui dividendi dei grandi gruppi energetici, abbiamo spiegato come il governo intenda finanziare la proroga del taglio delle accise sui carburanti cercando risorse nella filiera dell’energia. Il provvedimento riguarda le società con ricavi oltre 20 miliardi di euro e prevede un versamento entro il 30 novembre, trasformato poi in credito d’imposta compensabile. Il quadro si inserisce nel dibattito più ampio su come ripartire il peso degli interventi pubblici sul settore e sui possibili riflessi per le aziende quotate.

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