Ocse, crescita del Pil del G20 rallenta nel secondo trimestre per il calo dell'Arabia Saudita

Ocse, crescita del Pil del G20 rallenta nel secondo trimestre per il calo dell'Arabia Saudita
Pil G20 in calo

Nel secondo trimestre del 2026, la crescita del Pil dell'area G20 scende allo 0,7% dallo 0,8% del trimestre precedente. Il dato segnala un rallentamento diffuso tra la maggior parte delle economie dell'area, con l'Arabia Saudita che pesa sul quadro complessivo per la nuova contrazione delle attività petrolifere.

Punti chiave

  • Secondo l’Ocse, il Pil del G20 cresce dello 0,7% nel secondo trimestre 2026, rallentando dallo 0,8% del primo trimestre.
  • L’Arabia Saudita registra la contrazione maggiore del Pil G20 con un calo del 4,8% a causa della forte diminuzione delle attività petrolifere legata al conflitto in Medio Oriente.
  • Crescita rallentata in Corea del Sud (0,6% da 1,8%), Brasile (0,5% da 1,1%), Cina (0,9% da 1,3%) e India (1,8% da 2,1%).

Stime Ocse e frenata nelle principali economie

Come riportato da Borsa Italiana, citando l'Ocse, le stime provvisorie indicano che il Pil del G20 cresce dello 0,7% nel secondo trimestre del 2026, in lieve rallentamento rispetto allo 0,8% del primo trimestre. L'organizzazione precisa che il dato riflette un andamento eterogeneo tra i Paesi per i quali sono disponibili i numeri, anche se la maggior parte registra una decelerazione.

L'Arabia Saudita mostra il calo più marcato, con una contrazione del 4,8% dopo il meno 1,4% del trimestre precedente. Secondo l'Ocse, sulla flessione incide soprattutto la forte diminuzione delle attività petrolifere, legata al conflitto in Medio Oriente. Anche il Sudafrica torna in territorio negativo, con un calo dello 0,2% dopo una crescita dello 0,4% nel primo trimestre.

Impatto su commercio e crescita nelle economie del G20

In Corea del Sud la crescita rallenta nettamente allo 0,6% dall'1,8%, principalmente per la minore espansione delle esportazioni e dei consumi privati. Anche Brasile, Cina e India segnano una decelerazione, con tassi rispettivamente allo 0,5% dall'1,1%, allo 0,9% dall'1,3% e all'1,8% dal 2,1%.

Rallentamenti più contenuti emergono in Giappone, Regno Unito, U.S., Germania e Italia. In dettaglio, il Giappone passa allo 0,4% dallo 0,5%, il Regno Unito allo 0,4% dallo 0,6%, gli U.S. allo 0,4% dallo 0,5%, la Germania allo 0,3% dallo 0,4% e l'Italia allo 0,2% dallo 0,3%, mentre la Francia registra un Pil invariato dopo il calo dello 0,2% del primo trimestre.

Nel nostro precedente approfondimento sull’andamento del PIL italiano nel 2026 abbiamo evidenziato che, nonostante un contesto macro incerto, dai dati del primo semestre emergevano segnali di tenuta, con l’ipotesi di una crescita annua fino all’1% indicata dal governo. Nell’articolo ricordavamo anche che nel secondo trimestre il PIL è aumentato dello 0,2%, sostenuto da consumi privati e investimenti, con una variazione acquisita per l’anno pari allo 0,8%.

Questo materiale può contenere opinioni di terze parti, nessuno dei dati e delle informazioni su questa pagina web costituisce consulenza sugli investimenti secondo il nostro Disclaimer. Sebbene aderiamo a una rigorosa Integrità Editoriale, questo post può contenere riferimenti a prodotti dei nostri partner.