Italia, la ricchezza delle famiglie cresce meno nell'area euro e si concentra ai vertici
La ricchezza netta delle famiglie italiane aumenta, ma il suo peso relativo nell'Unione economica e monetaria europea si riduce rispetto alle principali economie del continente. Al 31 dicembre 2025 il patrimonio netto raggiunge 11.333 miliardi di euro, mentre la quota detenuta dal 5% più ricco supera la metà del totale.
Punti chiave
- Italia registra la crescita più bassa della ricchezza netta delle famiglie tra i grandi Paesi UE dal 2015 al 2025, +22,8% contro l'87,3% della Germania.
- Al 31 dicembre 2025, il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 60,6% della ricchezza netta complessiva contro il 52% del 2010.
- In Italia, il peso degli immobili sulla ricchezza lorda scende al 46% e l'indice dei prezzi delle case dal 2015 sale solo a 116,1 contro il 153,7 dell'area euro.
Osservatorio Fiba, andamento della ricchezza al 2025
Secondo Borsa Italiana, come emerge dall'Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, presentato oggi a Roma, la crescita della ricchezza netta delle famiglie italiane risulta la più bassa tra le maggiori economie europee considerate. Il patrimonio netto italiano ammonta a 11.333 miliardi di euro al 31 dicembre 2025, contro 19.867 miliardi della Germania, 14.054 miliardi della Francia e 8.484 miliardi della Spagna, mentre l'intera area euro raggiunge 68.521 miliardi.Negli ultimi dieci anni l'aumento della ricchezza in Italia è pari al 22,8%, molto al di sotto dell'87,3% della Germania, del 42% della Francia e del 56,6% della Spagna. Di conseguenza, il peso dell'Italia sul totale della ricchezza delle famiglie dell'area euro scende dal 21,7% al 16,5%.
Anche il dato medio per nucleo familiare mostra un arretramento relativo. Nel 2025 la ricchezza netta per famiglia in Italia sale a 452.300 euro, restando sopra Spagna e Francia, rispettivamente a 436.900 e 441.080 euro, ma scendendo sotto la Germania, che raggiunge 480.390 euro.
La crescita complessiva dal 2015 è inoltre trainata soprattutto dalle componenti finanziarie meno diffuse. Su 2.107 miliardi di incremento totale, circa 937 miliardi derivano da azioni non quotate e altri titoli di capitale, detenuti quasi interamente dal decile più abbiente, e l'accelerazione si concentra nel periodo 2020-2025, quando l'aumento arriva a 1.829,6 miliardi contro 277,4 miliardi del quinquennio precedente.
Concentrazione patrimoniale e squilibri finanziari
La distribuzione della ricchezza mostra una polarizzazione crescente verso le famiglie più benestanti. Il 10% più ricco passa dal detenere il 52% della ricchezza netta complessiva nel 2010 al 60,6% al 31 dicembre 2025, mentre il 5% più ricco sale dal 39,9% al 50,2%.Anche le attività finanziarie risultano fortemente concentrate. Il 10% più abbiente possiede il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l'82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle polizze vita e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni, segnalando un accesso ai mercati dei capitali molto sbilanciato verso l'alto della distribuzione.
Dal lato delle passività, i cinque decili più poveri sostengono il 37,9% dell'indebitamento complessivo. Per il decile più povero, il rapporto tra passività e ricchezza lorda è pari al 95,6%, mentre l'indebitamento totale delle famiglie italiane rappresenta il 10,2% di quello dell'area euro, in calo dall'11,1% del 2015.
Nella composizione del patrimonio, gli immobili mantengono un ruolo rilevante con un peso del 46% sulla ricchezza lorda, pur restando sotto il 56,9% dell'eurozona. Tuttavia la dinamica dei prezzi delle abitazioni resta più debole rispetto ai principali partner europei: ponendo il 2015 uguale a 100, l'indice italiano arriva a 116,1 nel 2025, contro 153,7 dell'area euro, 152,7 della Germania, 127,3 della Francia e 180,6 della Spagna.
Nella nostra precedente analisi sull’agenda economico-finanziaria del 15 settembre abbiamo evidenziato gli appuntamenti chiave tra Milano e Roma, con al centro la presentazione dell’“Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026” di Intesa Sanpaolo. Abbiamo inoltre segnalato i principali dati macro internazionali seguiti dai mercati, tra cui gli indicatori cinesi su vendite al dettaglio e produzione industriale e i dati del Regno Unito su occupazione e retribuzioni.
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