BCE mantiene l'approccio guidato dai dati tra rischio inflazione e shock energetici
L'orientamento della Banca centrale europea resta sotto pressione mentre l'inflazione rimane elevata e aumentano i rischi di effetti di secondo round. Il quadro si complica per la volatilita' di petrolio e gas e per l'incertezza legata al conflitto nello Stretto di Hormuz, che puo' influenzare il percorso dei tassi nei prossimi mesi.
Punti chiave
- La BCE prevede un'inflazione di fondo al 2,6% per il 2025, segnalando che il ritorno al 2% non è imminente.
- I servizi ad alta intensità di manodopera registrano inflazione superiore al 3% da 53 mesi, alimentando rischi di nuove richieste salariali e ulteriori pressioni inflazionistiche.
- La volatilità dei prezzi di petrolio e gas, legata anche alle tensioni nello Stretto di Hormuz, rappresenta un rischio chiave per le future scelte della BCE che resta guidata dai dati.
Scenario monetario e pressioni sui prezzi
Come riportato da Borsa Italiana, per il momento la BCE ha fatto i compiti a casa sul fronte della politica monetaria, ma l'inflazione resta troppo elevata e aumenta la probabilita' di effetti di secondo round.Se il rallentamento dei prezzi non arriva in tempi brevi, i sindacati potrebbero avanzare richieste piu' incisive nei prossimi negoziati salariali. Questo passaggio rischia di alimentare ulteriormente l'inflazione nei servizi ad alta intensita' di manodopera, che si mantiene ormai su livelli pari o superiori al 3% da 53 mesi.
Il nuovo scenario di base elaborato dagli esperti della BCE mostra la complessita' del contesto. Per il prossimo anno, le stime indicano un'inflazione di fondo al 2,6%, segnale che un ritorno rapido all'obiettivo del 2% non e' affatto garantito.
Volatilita' energetica e impatto sulle prossime decisioni
Il recente rialzo dei tassi rappresenta una risposta al rischio crescente che le spinte inflazionistiche si trasmettano in modo piu' ampio all'economia. Dopo la riunione di settembre, tuttavia, lo scenario puo' cambiare rapidamente in funzione dell'andamento dei mercati energetici.I prezzi di petrolio e gas continuano infatti a mostrare forte volatilita', mentre resta impossibile prevedere quando si risolve il conflitto nello Stretto di Hormuz. Una ripresa della navigazione puo' ridurre velocemente la pressione sui costi energetici, ma un blocco prolungato rischia di innescare nuove pressioni inflazionistiche, anche attraverso salari piu' elevati.
Le implicazioni per la politica monetaria dipendono quindi dall'evoluzione della situazione. Allo stato attuale, non emerge un motivo per abbandonare l'approccio consolidato della BCE, basato sui dati e su decisioni prese riunione per riunione.
Nel nostro precedente articolo sul confronto dell’Eurogruppo a Dublino abbiamo riportato il richiamo dell’Italia sui rischi legati alla crisi energetica e al crescente peso degli oneri finanziari nell’economia europea. Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che la pressione inflattiva resta in larga parte legata a shock di offerta e che il protrarsi dei conflitti potrebbe alimentare ulteriori rincari, con effetti su famiglie, imprese e sostenibilità del debito.
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