UniCredit lancia l'Osservatorio PMI del Sud, oltre il 54% delle imprese segnala ricavi in crescita
UniCredit avvia un osservatorio dedicato alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, basato su 707 aziende e 11 filiere produttive, per misurare l'evoluzione di attività, investimenti, occupazione e competitività. La rilevazione, condotta tra giugno e luglio 2026 con Svimez e Confindustria Campania Piccola Industria, indica un quadro espansivo ma mette in evidenza pressioni su energia, materie prime e reperimento della manodopera.
Punti chiave
- Secondo l'Osservatorio PMI del Sud di UniCredit, il 54,3% delle imprese ha registrato un aumento di fatturato negli ultimi dodici mesi e il 50,4% prevede una crescita della produzione.
- Le imprese con almeno 50 addetti mostrano dati migliori, con il 61,5% che riporta ricavi in crescita e il 63,8% che prevede un aumento dell'occupazione.
- Gli investimenti attivati attraverso la ZES Unica nel Mezzogiorno superano 9 miliardi di euro e dovrebbero generare circa 25 mila nuovi posti di lavoro.
Indagine su fatturato, produzione e lavoro
Come riportato da Borsa Italiana, l'Osservatorio PMI del Sud di UniCredit emerge dal Forum dei Territori e mostra aspettative prevalentemente positive tra le imprese analizzate. Il 54,3% delle aziende registra un aumento del fatturato negli ultimi dodici mesi, il 50,4% prevede una crescita della produzione e il 51,9% si attende un incremento degli addetti.Tra i principali ostacoli operativi, il 27,6% delle imprese indica i costi dell'energia e delle materie prime, mentre il 26,6% segnala la difficoltà di reperire manodopera. Solo il 12,2% individua nella debolezza della domanda il vincolo principale, un dato che sposta l'attenzione sulla capacità di produrre in modo competitivo più che sulla scarsità di ordini.
Il quadro risulta ancora più favorevole nelle aziende con almeno 50 addetti. In questa fascia il 61,5% registra ricavi in aumento, il 62,3% stima una crescita della produzione e il 63,8% prevede un aumento dell'occupazione.
La lettura per filiere evidenzia inoltre differenze marcate. L'information and communication technology registra il clima più favorevole, con il 73,1% delle imprese che aumenta il fatturato e il 76,9% che prevede nuove assunzioni, mentre nell'automotive circa il 65% stima una maggiore produzione e il 61,8% un incremento degli occupati; nelle costruzioni, invece, la carenza di manodopera sale al 38,3% e diventa il principale freno alla crescita del comparto.
Competitività, export e impatto sul Mezzogiorno
La survey indica che la dimensione aziendale incide in modo diretto sulla capacità competitiva, con livelli più elevati di innovazione, digitalizzazione e presenza internazionale nelle imprese più strutturate. L'Innovation Index passa da 18,4 punti nelle microimprese a 44,6 punti nelle aziende tra 100 e 149 addetti, mentre sul fronte digitale l'indice sale da 44,1 a 57,8 punti nella fascia 100-249 addetti.Sul versante dell'internazionalizzazione, il 31,1% del campione realizza una quota di fatturato all'estero e il 7,2% supera il 30% dei ricavi sui mercati internazionali. Le filiere con maggiore vocazione export risultano sistema moda, agribusiness, sistema casa e chimica-farmaceutica, mentre l'Export Index cresce da 26,4 punti nelle microimprese a 52,6 punti nella fascia 100-149 addetti.
L'Osservatorio colloca questi dati in una fase in cui il Sud attira risorse rilevanti anche attraverso la ZES Unica, dove gli investimenti attivati superano 9 miliardi di euro e sono stimati generare circa 25 mila nuovi posti di lavoro. Per UniCredit, Svimez e Confindustria Campania Piccola Industria, la sfida ora è trasformare l'afflusso di capitali in un rafforzamento permanente del tessuto produttivo, puntando su crescita dimensionale, competenze, innovazione proprietaria, digitalizzazione e maggiore apertura ai mercati internazionali.
Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit, afferma che la qualità degli effetti prodotti dagli investimenti nel tempo sarà la misura decisiva della capacità del Mezzogiorno di rafforzare la propria competitività. Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit, aggiunge che le esigenze delle imprese vanno oltre il tradizionale accesso al credito e richiedono supporto su innovazione, crescita e apertura a nuovi mercati.
Nel nostro precedente approfondimento sul piano 2026-2030 di Fondo Italiano d’Investimento abbiamo illustrato la strategia per rafforzare il mercato del private capital e sostenere la crescita dimensionale delle PMI nel dopo PNRR. L’iniziativa punta su capitali di lungo periodo, consolidamento industriale e sviluppo di filiere strategiche, con l’obiettivo di rendere le imprese più tecnologiche e internazionali e di aumentare il ruolo degli investitori istituzionali nel finanziamento dell’economia reale.
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