Lombardia guida gli stipendi in Italia, Marche e Molise difendono il reddito reale
La geografia salariale italiana conferma un forte divario territoriale, con la Lombardia in testa per retribuzione media annua e Milano oltre la soglia dei 40 mila euro. Il confronto con l'inflazione del decennio 2015-2025 mostra però che solo Marche e Molise mantengono un saldo non negativo del potere d'acquisto.
Punti chiave
- Lombardia mantiene la Retribuzione Globale Annua media più alta in Italia nel 2026 con 36.331 euro, seguita da Lazio, Liguria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.
- Tra il 2015 e il 2025, Umbria registra il calo maggiore del potere d'acquisto dei salari a -15,1%, seguita da Veneto, Sicilia e Trentino-Alto Adige.
- Marche e Molise sono le uniche regioni con saldo reale positivo tra retribuzioni e inflazione nell'ultimo decennio, rispettivamente +0,7 e +2,8.
Mappa retributiva e dati del decennio
Come riportato da Borsa Italiana, l'edizione 2026 del Geography Index Report dell'Osservatorio JobPricing conferma la Lombardia come regione con la Retribuzione Globale Annua media più alta, pari a 36.331 euro, davanti a Lazio, Liguria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.In coda alla classifica regionale si collocano invece Basilicata, Calabria e Sicilia. Sul piano provinciale, Milano consolida il primato con una RGA media di 40.055 euro, seguita da Trieste, Bolzano, Roma e Bologna, mentre la parte alta della graduatoria resta concentrata soprattutto nel Nord, con 15 province di Emilia-Romagna e Lombardia tra i primi 23 posti.
La graduatoria cambia quando si osserva l'andamento dei salari reali tra il 2015 e il 2025. L'Umbria registra la perdita di potere d'acquisto più ampia, pari al 15,1%, seguita da Veneto, Sicilia e Trentino-Alto Adige; anche Lombardia ed Emilia-Romagna, pur restando ai vertici per livelli retributivi, segnano un calo pari o superiore alla media nazionale.
Pressione del caro vita sui territori
Marche e Molise risultano le uniche regioni con un saldo non negativo nel confronto tra retribuzioni e inflazione, rispettivamente con +0,7 e +2,8. In termini reali, sono quindi le sole aree dove i salari crescono rispetto al costo della vita nell'arco del decennio considerato.Anche a livello provinciale emergono segnali simili. Su 40 province analizzate, Campobasso è l'unica a mostrare un saldo positivo significativo, con un incremento del 3,5%, mentre Milano perde il 9,9% di potere d'acquisto, Bologna il 10,6%, Genova il 15,7% e Bolzano il 22,8%.
Il quadro indica che i livelli salariali più elevati non coincidono necessariamente con una maggiore tenuta del reddito reale. Per il mercato del lavoro italiano, il dato segnala una crescente pressione del caro vita soprattutto nelle aree settentrionali, dove le retribuzioni nominali più alte non bastano a compensare l'aumento dei prezzi.
Il tetto ai prezzi dei carburanti nella rete IP in Italia era stato al centro di un nostro precedente approfondimento, nel contesto delle pressioni sui costi energetici e sul potere d’acquisto. Avevamo spiegato che la misura, seguita a un intervento analogo di Eni e legata anche alla strategia del governo, mirava a contenere i rincari per sostenere i bilanci delle famiglie e attenuare l’impatto dell’inflazione sui consumi.
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