Aggiornamento economico sulle Fiji: la ripresa della crescita è minacciata dal riemergere delle pressioni fiscali
Le Fiji stanno registrando progressi economici dopo la pandemia, ma la crescente pressione sui bilanci familiari e il ridursi dei margini fiscali rendono sempre più necessarie politiche di crescita resilienti. Il primo aggiornamento economico sulle Fiji del Gruppo della Banca Mondiale afferma che il Paese ha bisogno di maggiore produttività, investimenti, disciplina fiscale e diversificazione economica per resistere meglio agli shock futuri.
Punti chiave
- La Banca Mondiale prevede una crescita dell'economia delle Fiji del 2,1 per cento nel 2026 e una ripresa fino al 3,0 per cento entro il 2028, in un contesto di rinnovate pressioni fiscali.
- Si prevede che il debito pubblico scenda da circa il 95 per cento del PIL nel 2021 al 76,9 per cento nel 2025, per poi tornare ad aumentare a causa degli shock esterni.
- Il rapporto raccomanda aiuti sociali mirati, esportazioni diversificate, lo sviluppo delle energie rinnovabili e una maggiore partecipazione agli investimenti privati e alla forza lavoro femminile per accelerare la crescita verso l'obiettivo di economia ad alto reddito della Vision 2050 delle Fiji.
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Prospettive di crescita e rischi fiscali
Come riferito dalla Banca Mondiale, il suo primo aggiornamento economico sulle Fiji, pubblicato a Suva in collaborazione con l'Università del Pacifico meridionale, prevede che l'economia crescerà del 2,1 per cento nel 2026, per poi riprendersi fino al 3,0 per cento entro il 2028.Il rapporto, intitolato "Creare margini fiscali per accelerare la crescita", afferma che l'aumento dei costi del carburante e delle spedizioni sta comprimendo i bilanci familiari, mentre le recenti misure politiche e un nuovo shock esterno stanno iniziando a invertire i precedenti progressi fiscali delle Fiji. Si prevede che il debito pubblico, sceso da circa il 95 per cento del PIL nel 2021 al 76,9 per cento nel 2025, torni ad aumentare.
Tatiana Proskuryakova, direttrice della divisione del Gruppo della Banca Mondiale per il Pacifico meridionale e settentrionale, afferma che le Fiji hanno compiuto progressi concreti e ora devono consolidarli, affinché la crescita sostenga l'occupazione, le opportunità e un futuro più resiliente. A suo avviso, aiuti meglio mirati e decisioni ponderate in materia di spesa e gettito possono tutelare le famiglie vulnerabili, consentendo al contempo di continuare a investire nelle infrastrutture, nelle competenze e nella crescita del settore privato.
Priorità di riforma per una maggiore resilienza
L'aggiornamento individua opportunità per rafforzare la crescita di lungo periodo attraverso una base di esportazioni più diversificata, lo sviluppo delle energie rinnovabili e il potenziamento delle filiere agricole e della pesca, insieme a maggiori investimenti privati. Aggiunge che affrontare la carenza di competenze e aumentare la partecipazione delle donne alla forza lavoro potrebbe accrescere ulteriormente la capacità produttiva delle Fiji.Il rapporto afferma che un sostegno mirato alle famiglie vulnerabili può essere più efficace degli aiuti generalizzati e consentire un uso migliore delle limitate risorse pubbliche. Raccomanda di concentrare gli aiuti su chi ne ha più bisogno, migliorare la qualità della spesa pubblica, stabilizzare il debito e tutelare gli investimenti che sostengono la crescita e l'occupazione. Un sistema di protezione sociale più solido e il finanziamento della gestione dei disastri possono inoltre aiutare il Paese a prepararsi agli shock futuri.
Secondo il rapporto, per raggiungere l'obiettivo della Vision 2050 di diventare un'economia ad alto reddito, le Fiji devono accelerare la crescita ben oltre la fascia storica compresa tra il 2 e il 3 per cento, portandola a circa il 4-6 per cento. Ciò richiederebbe una maggiore produttività, un'economia più diversificata, maggiori investimenti nelle persone e nelle competenze e una più ampia partecipazione alla forza lavoro.
Il nostro precedente rapporto sulla resilienza sovrana in un contesto di tassi più elevati ha illustrato come le tensioni geopolitiche prolungate e l'elevata spesa pubblica stiano aumentando i rischi di rifinanziamento e di indebitamento, mentre i costi di finanziamento globali rimangono elevati. Ha inoltre osservato che i mercati emergenti e di frontiera sono particolarmente esposti, poiché gli oneri per il servizio del debito tendono a essere elevati rispetto a basi di entrate più limitate, mentre gli shock dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari alimentano l'inflazione e le pressioni fiscali.
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