L’OCSE segnala l’aumento degli aiuti all’agricoltura, con un’ampia quota di misure distorsive

L’OCSE segnala l’aumento degli aiuti all’agricoltura, con un’ampia quota di misure distorsive
OCSE: gli aiuti all’agricoltura distorcono i mercati

Nel 2023-2025 il sostegno all’agricoltura in 56 paesi ha raggiunto livelli record, mentre i governi hanno risposto a shock ripetuti con maggiori aiuti a breve termine. Secondo l’OCSE, quasi la metà di questi aiuti continua a essere erogata tramite misure che distorcono la produzione e il commercio, mentre gli investimenti nella resilienza a lungo termine restano insufficienti rispetto alle esigenze del settore.

Punti chiave

  • Secondo l’OCSE, nel 2023-2025 il sostegno totale all’agricoltura ha raggiunto il record di 885 miliardi di USD all’anno, con un aumento di 121 miliardi di USD rispetto al periodo precedente e invertendo una tendenza al calo di lungo termine.
  • Le misure distorsive costituiscono quasi la metà del sostegno totale: le economie emergenti prediligono il sostegno dei prezzi, mentre i paesi OCSE privilegiano la spesa pubblica diretta, come gli aiuti di emergenza in caso di calamità.
  • I consumatori sostengono un costo netto annuo di 204 miliardi di USD a causa dei prezzi alimentari elevati, mentre la crescita della produttività agricola è rallentata allo 0,8% nel 2014-2023 e gli investimenti pubblici nei sistemi di innovazione sono scesi allo 0,5% del valore della produzione.

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Livelli record di sostegno e mix di politiche

Secondo quanto riportato dall’OCSE, il rapporto Agricultural Policy Monitoring and Evaluation 2026 rileva che nel 2023-2025 il sostegno totale al settore è stato in media pari a 885 miliardi di USD all’anno, con un aumento di 121 miliardi di USD rispetto al biennio precedente. L’aumento inverte una tendenza al calo del sostegno rispetto alla produzione durata decenni: nei 56 paesi esaminati, il sostegno è salito dal 17,6% al 19,1% del valore della produzione agricola.

Quasi la metà del sostegno continua a essere erogata nelle forme con maggiore probabilità di distorcere la produzione e il commercio, comprese le misure che alterano i prezzi di mercato, sovvenzionano i fattori produttivi o subordinano i pagamenti ai volumi prodotti. Secondo l’OCSE, le economie emergenti ricorrono maggiormente a politiche che mantengono i prezzi agricoli interni al di sopra dei prezzi mondiali, mentre i paesi OCSE fanno più affidamento sulla spesa pubblica diretta, come gli aiuti di emergenza in caso di calamità.

Il segretario generale dell’OCSE, Mathias Cormann, afferma che un sostegno più elevato non produce automaticamente risultati migliori e avverte che le misure distorsive aumentano i costi per le famiglie e riducono l’efficienza. Chiede maggiori investimenti in innovazione e infrastrutture, affinché gli agricoltori possano produrre di più con meno risorse e prepararsi meglio agli shock futuri.

Costi per i consumatori e divario nella resilienza a lungo termine

Secondo il rapporto, i consumatori sostengono una parte significativa dei costi attraverso prezzi alimentari più elevati. Le politiche che hanno mantenuto i prezzi interni degli alimenti al di sopra dei livelli internazionali hanno generato per i consumatori un costo netto annuo stimato di 204 miliardi di USD nel 2023-2025, poiché la maggiore spesa alimentare supera gli aiuti pubblici erogati alle famiglie.

L’OCSE afferma inoltre che gli investimenti in ricerca, innovazione e infrastrutture non tengono il passo con le esigenze del settore, mentre la crescita della produttività agricola rallenta. La crescita annua della produttività è scesa dall’1,8% nel 1991-2000 allo 0,8% nel 2014-2023, mentre gli investimenti pubblici nei sistemi di conoscenza e innovazione agricola sono calati dallo 0,9% del valore della produzione nel 2000-2002 allo 0,5% nel 2023-2025.

Il rapporto presenta oltre 150 raccomandazioni specifiche per paese e individua quattro priorità per le riforme: ridurre la dipendenza dai sostegni che distorcono i prezzi e il commercio, rafforzare la gestione dei rischi sistemici, aumentare gli investimenti nella ricerca e in altri beni pubblici e allineare maggiormente le politiche agricole agli obiettivi di sostenibilità.

Nel nostro precedente articolo sull’allarme lanciato da Mario Draghi in merito alle politiche abbiamo esaminato come una politica monetaria restrittiva e il rigore fiscale possano finire per compromettere gli investimenti necessari alla crescita a lungo termine e alla resilienza agli shock dell’offerta. Abbiamo ricordato la sua tesi secondo cui le banche centrali dovrebbero tenere sotto controllo l’inflazione evitando al contempo percorsi dei tassi d’interesse che aumentino inutilmente il costo del capitale e rallentino l’innovazione e la produttività.

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