La missione del FMI a San Marino segnala le priorità di riforma fiscale e bancaria dopo la revisione del 2026
San Marino entra in una nuova fase di politica economica, con una crescita resiliente, un debito pubblico più basso e il nuovo Accordo di associazione con l'UE a delineare l'agenda economica del Paese. Secondo il FMI, questi progressi vanno ora consolidati con una politica fiscale disciplinata, riforme attentamente programmate e ulteriori interventi per ridurre le vulnerabilità del settore bancario.
Punti chiave
- Il FMI prevede una crescita del PIL reale di San Marino pari all'1,5% nel 2025 e all'1,3% nel 2026, sostenuta dalla domanda interna, dalle esportazioni manifatturiere e dal turismo.
- La performance fiscale di San Marino migliora: nel 2025 l'avanzo primario è previsto al 3,8% del PIL e il debito pubblico scende al 59,8% del PIL.
- L'emissione, nell'aprile 2026, di un Eurobond quinquennale da 350 milioni di euro fissa un tasso cedolare del 3,6%, estende le scadenze al 2031 e riduce la dipendenza dai finanziamenti delle banche nazionali.
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Integrazione nell'UE e prospettive economiche a breve termine
Come riportato dal Fondo monetario internazionale, al termine degli incontri con le autorità, tenutisi dal 26 ottobre al 5 novembre 2026, il suo staff ha dichiarato che l'economia di San Marino resta resiliente. Il nuovo Accordo di associazione con l'UE, appena firmato, crea quella che il Fondo ha definito un'opportunità storica per aumentare la produttività, rafforzare le istituzioni e approfondire l'integrazione con il mercato europeo.Il Fondo ha affermato che l'attuazione dovrebbe essere attentamente programmata, in linea con le priorità economiche e la capacità amministrativa del microstato. Tra le principali aree di riforma ha indicato l'allineamento normativo, l'adozione dell'acquis dell'UE, la modernizzazione della pubblica amministrazione e le misure volte a rafforzare la resilienza del sistema bancario.
La crescita del PIL reale è stimata all'1,5% nel 2025 e prevista all'1,3% nel 2026, sostenuta dalla domanda interna, dalle esportazioni manifatturiere e dal turismo. Il FMI ha affermato che l'attività economica rallenta nei primi mesi dell'anno, mentre le misure di sostegno ai prezzi dei carburanti introdotte a marzo e prorogate fino al 30 novembre 2026 contribuiscono ad attenuare le pressioni sui prezzi, ma riducono anche i margini di bilancio disponibili per altre spese prioritarie, compresi gli investimenti.
Le prospettive restano favorevoli, ma secondo il FMI i rischi sono orientati al ribasso a causa dell'incertezza internazionale e delle vulnerabilità finanziarie interne. La crescita è prevista in rallentamento all'1,0% nel 2027, prima di tornare al potenziale di medio termine dell'1,3%; l'inflazione dovrebbe attestarsi in media al 2,5% nel 2026 e accelerare al 3,5% nel 2027, con il trasferimento dei costi energetici e la graduale eliminazione dei sussidi fiscali.
Gestione del debito e resilienza del sistema bancario
La performance fiscale continua a migliorare: secondo i risultati preliminari del FMI, nel 2025 l'avanzo primario al netto del sostegno alle banche ha raggiunto il 3,8% del PIL e il debito pubblico è sceso al 59,8% del PIL. Il Fondo ha affermato che mantenere un avanzo primario pari a circa il 2,5% del PIL nel medio termine contribuirebbe a ridurre ulteriormente il debito, ricostituire i margini di bilancio e proteggere l'economia dagli shock esterni e del settore finanziario.Il FMI ha inoltre indicato l'emissione, nell'aprile 2026, di un Eurobond quinquennale da 350 milioni di euro come un passo importante per ridurre il rischio di finanziamento. Secondo il Fondo, la domanda per l'emissione è stata diverse volte superiore all'offerta, il tasso cedolare è stato fissato intorno al 3,6%, è diminuita la dipendenza dalle banche nazionali per il finanziamento del bilancio e le scadenze sono state estese al 2031.
Tra le ulteriori priorità fiscali, il Fondo ha indicato l'introduzione di un'IVA moderna, il miglioramento dell'efficienza della spesa, l'incremento degli investimenti pubblici ben selezionati, la riforma delle pensioni per far fronte ai costi legati all'invecchiamento della popolazione e la piena contabilizzazione degli oneri amministrativi connessi all'integrazione nell'UE. Ha inoltre sostenuto il proseguimento della digitalizzazione e assunzioni mirate nel settore pubblico, per favorire l'attuazione senza compromettere la sostenibilità di medio termine.
Per quanto riguarda il settore bancario, il FMI ha affermato che la liquidità e la qualità degli attivi sono in miglioramento, con una diminuzione dei crediti deteriorati e recuperi da parte dell'Asset Management Company superiori alle attese. Ha tuttavia osservato che le vulnerabilità restano elevate, a causa dei progressi disomogenei tra le banche, delle riserve patrimoniali e di liquidità limitate in alcuni istituti e delle attività deteriorate legacy che continuano a pesare sulla redditività.
Tra le priorità di intervento figurano il rafforzamento degli accantonamenti, la modernizzazione della normativa in materia di insolvenza, un maggiore allineamento agli standard contabili internazionali, piani patrimoniali più solidi e ulteriori misure per migliorare l'efficienza operativa. Il FMI ha inoltre accolto con favore l'accordo del 2026 che consente alla Banca Centrale della Repubblica di San Marino di accedere alla linea repo EUREP della BCE tramite la Banca d'Italia, nonché l'introduzione prevista degli standard di liquidità di Basilea III a partire dal 2027: misure che dovrebbero rafforzare la rete di sicurezza finanziaria e favorire una graduale convergenza con le norme bancarie dell'UE.
L'avvertimento di Mario Draghi sul compromesso tra debito, inflazione e crescita ha evidenziato come mantenere i tassi d'interesse al di sopra della crescita troppo a lungo possa peggiorare la dinamica del debito e aumentare la pressione a favore di politiche che tollerino un'inflazione più elevata. In precedenza abbiamo riportato la sua tesi secondo cui le banche centrali dovrebbero dare priorità alla stabilità dei prezzi, evitando al contempo percorsi dei tassi inutilmente restrittivi che potrebbero frenare gli investimenti produttivi e la produttività di lungo periodo. Ha inoltre indicato l'integrazione del mercato dell'UE e il sostegno mirato alla politica industriale, compresi i finanziamenti per ridurre il rischio degli investimenti strategici, come misure complementari alla politica monetaria per sostenere la crescita.
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