La BCE segnala ulteriori rialzi dei tassi mentre i rischi energetici minacciano le prospettive dell’inflazione
I responsabili della politica monetaria della Banca centrale europea mantengono aperta la possibilità di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse, poiché lo shock energetico legato alla guerra in Iran minaccia di mantenere l’inflazione al di sopra dell’obiettivo. I funzionari prestano particolare attenzione ai costi del petrolio, del gas naturale e dell’elettricità, valutando se l’aumento delle bollette energetiche stia iniziando a trasferirsi sui salari e sui prezzi in generale.
Punti chiave
- La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,5%.
- I funzionari mantengono aperta la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi.
- Gas, elettricità e diesel sono rischi chiave per l’inflazione.
- I mercati scontano altri tre rialzi entro ottobre 2027.
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Bloomberg ha riferito che il membro del Consiglio direttivo Peter Kazimir considera i rischi per l’inflazione chiaramente orientati al rialzo e afferma che la BCE è pronta a inasprire nuovamente la politica monetaria qualora i nuovi dati lo rendessero necessario. La componente del Comitato esecutivo Isabel Schnabel ha inoltre evidenziato i recenti sviluppi dei prezzi dell’energia come una preoccupazione crescente per la banca centrale.
Lo shock energetico mantiene la pressione sulla BCE
La BCE ha aumentato il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo al 2,5% la scorsa settimana, segnando il secondo rialzo dall’inizio della guerra in Iran. L’aumento del costo del petrolio e di altre fonti energetiche ha complicato le prospettive dell’inflazione, anche se l’economia dell’area euro si è dimostrata più resiliente del previsto.
Il gas naturale sta diventando una fonte di particolare preoccupazione. I prezzi del gas in Europa sono quasi triplicati dall’inizio dell’anno, mentre i livelli delle scorte restano insolitamente bassi in vista dell’inverno. Ulteriori interruzioni delle forniture o condizioni meteorologiche più fredde del normale potrebbero intensificare la concorrenza con gli acquirenti asiatici per il GNL e spingere i costi ancora più in alto.
Il diesel rappresenta un’ulteriore fonte di pressione, poiché la capacità di raffinazione ridotta non può essere ripristinata rapidamente. Questa combinazione aumenta il rischio che lo shock energetico duri abbastanza a lungo da estendersi oltre l’inflazione headline.
I responsabili della politica monetaria monitorano gli effetti di secondo impatto
La BCE sta ora cercando di determinare se la persistenza dei costi energetici stia modificando le aspettative d’inflazione e trasferendosi su salari, beni e servizi. Kazimir ha indicato che i responsabili della politica monetaria hanno bisogno di ulteriori prove sulla domanda e sulle condizioni del mercato del lavoro prima di valutare l’entità di questi effetti di secondo impatto.
Anche altri membri del Consiglio direttivo stanno segnalando che il ciclo di inasprimento potrebbe non essere terminato. Il lituano Gediminas Simkus considera ottobre un’opportunità per rivalutare le prospettive dell’inflazione, mentre dicembre potrebbe consentire una revisione più ampia delle condizioni economiche. Il lettone Martins Kazaks ha indicato che, in ultima analisi, i tassi potrebbero dover entrare in territorio restrittivo.
Anche Schnabel ha sottolineato l’importanza dei dati in arrivo, inclusi l’inflazione core e i prezzi dei beni e servizi non energetici.
I mercati si preparano a un ciclo di inasprimento più lungo
La BCE ha evitato di impegnarsi su un percorso predeterminato dei tassi, ma l’equilibrio dei rischi è cambiato da quando i prezzi dell’energia sono aumentati. I trader stanno ora scontando tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027, riflettendo le aspettative secondo cui i responsabili della politica monetaria potrebbero dover mantenere i costi di finanziamento più elevati più a lungo.
La questione centrale è se lo shock energetico resterà concentrato sulle bollette dei carburanti e delle utenze o se si radicherà nei salari e nell’inflazione sottostante. Con il tasso sui depositi già al 2,5% e le scorte di gas europee insolitamente basse prima dell’inverno, segnali di pressioni più ampie sui prezzi potrebbero rafforzare il caso di un ulteriore aumento di 25 punti base già nelle prossime riunioni.
In precedenza, abbiamo riferito che Goldman Sachs e JPMorgan rafforzano le aspettative per un rialzo della Fed a settembre.
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