Il WTI sta arretrando bruscamente il 25 agosto, dopo il forte rialzo registrato alla fine della scorsa settimana: il contratto di ottobre è sceso di circa il 3%, a 82,7 dollari al barile, dopo la chiusura di venerdì vicino agli 87 dollari. Il principale fattore alla base del movimento non è stata una nuova ondata di offerta, bensì un cambiamento nelle aspettative geopolitiche.
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Il mercato ha reagito positivamente alle notizie di contatti costruttivi tra Iran e Pakistan e alle speranze di progressi diplomatici, facendo rapidamente venir meno una parte del premio per il rischio incorporato nei prezzi. Allo stesso tempo, le nuove sanzioni annunciate da Washington contro oltre 60 entità legate all’Iran non hanno finora provocato un aumento comparabile dei prezzi, poiché gli investitori ritengono che, senza un impatto diretto sui principali acquirenti di Teheran e sui suoi canali finanziari, il loro effetto immediato sulle forniture fisiche resterà limitato.
I dati sulle scorte statunitensi mantengono prudente il tono nel breve periodo
Sul mercato statunitense, gli ultimi dati confermati dell’EIA restano quelli relativi alla settimana terminata il 14 agosto: le scorte commerciali di greggio sono aumentate di 4,4 milioni di barili, raggiungendo 428,8 milioni, un dato significativamente peggiore delle aspettative del mercato. Allo stesso tempo, le scorte di benzina sono aumentate di 0,7 milioni di barili, mentre quelle di distillati sono diminuite di 1,5 milioni e restano nettamente al di sotto delle medie stagionali.
Da un lato, l’aumento delle scorte di greggio sta creando una pressione locale sul WTI; dall’altro, l’elevato utilizzo delle raffinerie e l’equilibrio teso nei prodotti raffinati indicano che il mercato fisico è ancora lontano dall’essere debole. Il nuovo rapporto dell’EIA sarà pubblicato più avanti questa settimana e sarà particolarmente importante dopo la correzione odierna, poiché confermerà o metterà in discussione il ritorno della tendenza all’accumulo di scorte.
Le condizioni dell’offerta nel medio periodo restano tese
Nel frattempo, l’equilibrio nel medio periodo resta teso. Nel suo rapporto di agosto, l’IEA prevede un calo della domanda globale di petrolio di circa 1,6 milioni di barili al giorno nel 2026, a causa dei prezzi elevati e delle interruzioni al commercio, ma l’offerta sta subendo un impatto ancora maggiore: secondo l’agenzia, la produzione globale dovrebbe diminuire in media di 4,3 milioni di barili al giorno, mentre il deficit di mercato nel terzo trimestre è stimato a circa 1,8 milioni di barili al giorno.
A luglio, le scorte globali osservate sono diminuite di altri 69 milioni di barili, mentre il calo cumulato dall’inizio del conflitto ha raggiunto circa 410 milioni di barili. L’EIA ha una valutazione simile: l’agenzia prevede che gravi restrizioni al transito attraverso lo Stretto di Hormuz resteranno in vigore fino alla fine di agosto e stima una media del Brent intorno agli 85 dollari nel terzo trimestre.
82,80 dollari diventano il livello chiave dopo il sell-off
La principale fonte di incertezza resta il Medio Oriente. I tracker indipendenti stimano che i flussi attuali attraverso lo Stretto di Hormuz siano significativamente inferiori ai volumi riportati da Washington, mentre oggi una petroliera è stata danneggiata nei pressi dello stretto, mostrando quanto rapidamente la situazione potrebbe nuovamente degenerare.
Allo stesso tempo, come osservato anche in Il WTI resta vicino ai massimi mensili mentre i rischi legati a Hormuz sostengono i prezzi, il canale diplomatico resta aperto e attualmente sta avendo un impatto sui prezzi maggiore rispetto alla retorica sulle sanzioni. Per il WTI, il livello chiave dopo il calo odierno è 82,80 dollari: mantenersi al di sopra preserverebbe la possibilità di una ripresa verso 84-84,60 dollari. La perdita del supporto aumenterebbe la pressione e porterebbe a un calo verso 82-81 dollari.
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