I prezzi del petrolio scendono nonostante i persistenti rischi in Medio Oriente
Venerdì i prezzi del petrolio sono scesi per la terza sessione consecutiva, mettendo il Brent sulla buona strada per registrare il primo calo settimanale in tre settimane, mentre continuavano ad attenuarsi i timori di un’immediata carenza di forniture saudite. Le ulteriori spedizioni di greggio, l’aumento delle scorte di prodotti raffinati e la crescita delle esportazioni cinesi di carburanti hanno prevalso sui rischi persistenti legati al conflitto in Medio Oriente.
Punti chiave
- Il Brent ha perso l’1,54% e il WTI lo 0,58%.
- Il Brent si avvia a registrare il primo calo settimanale in tre settimane.
- I timori sull’offerta saudita si sono attenuati con l’aumento dei flussi di greggio attraverso l’Oman.
- Le esportazioni cinesi di prodotti raffinati sono aumentate del 12,7% ad agosto.
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I future sul greggio Brent sono scesi dell’1,54% a 103,21 $ al barile, mentre i future sul West Texas Intermediate statunitense hanno perso lo 0,58% a 101,32 $. I prezzi hanno prolungato il ribasso mentre ulteriori carichi di greggio saudita transitavano attraverso l’Oman e aumentavano le aspettative che parte dell’oleodotto East-West danneggiato potesse tornare operativo entro pochi giorni, ha riferito Reuters.
I timori sull’offerta saudita perdono parte della loro influenza
Il Brent aveva sfiorato i massimi di quattro mesi all’inizio della settimana, dopo che i carichi di greggio presso l’hub di esportazione saudita sul Mar Rosso di Yanbu erano stati sospesi e alcune consegne verso l’Europa erano state cancellate in seguito a un attacco all’oleodotto East-West.
Da allora la pressione si è attenuata. L’Arabia Saudita ha reso disponibile ulteriore greggio tramite trasferimenti da nave a nave nei pressi del porto omanita di Sohar, mentre sono in corso gli interventi per ripristinare circa metà della capacità dell’oleodotto. Le stime sul completo ritorno alla normalità restano incerte.
La maggiore disponibilità di prodotti raffinati ha inoltre ridotto le preoccupazioni immediate per la scarsità delle forniture energetiche. Le scorte globali di prodotti sono aumentate di 3,7 milioni di barili la scorsa settimana, con incrementi concentrati nei mercati occidentali e a Singapore.
La Cina ha aggiunto un’ulteriore fonte di offerta. Le sue esportazioni di prodotti raffinati sono aumentate del 12,7% su base annua ad agosto, mentre quelle di carburante per aviazione hanno raggiunto un record. Un’ulteriore allentamento dei controlli cinesi sulle esportazioni a settembre potrebbe consentire alle raffinerie di sfruttare margini internazionali più elevati.
I rischi regionali sostengono un livello minimo per il mercato
Il ribasso dei prezzi non ha eliminato il rischio geopolitico. Arabia Saudita e Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran si sono scambiati nuovi attacchi oltre il confine giovedì, ampliando il conflitto regionale proprio mentre i trader petroliferi si concentravano maggiormente sul miglioramento delle condizioni dell’offerta.
Anche il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi energetici più importanti al mondo, resta fortemente limitato. Giovedì lo hanno attraversato solo quattro navi per il trasporto di materie prime, contro una media di circa 16 in 10 giorni. Alcune navi potrebbero non comparire nei dati di navigazione perché gli operatori possono disattivare i transponder durante la navigazione nelle zone di conflitto.
Questo contrasto spiega perché il petrolio sia sceso senza subire un sell-off più profondo. Nonostante tre giorni consecutivi di ribassi, i prezzi del greggio Brent e WTI restano sopra i 100 $ al barile. La prossima direzione dipenderà in larga misura dalla rapidità con cui si normalizzeranno le operazioni dell’oleodotto saudita e i flussi marittimi regionali, mentre le scorte e le esportazioni cinesi forniscono ulteriore offerta al mercato.
Come riportato in precedenza, il presidente Donald Trump ha dichiarato di sperare che la guerra con l’Iran fosse prossima alla fine anche mentre il conflitto si estendeva ulteriormente allo Yemen e all’Arabia Saudita.
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