I prezzi del petrolio crollano: le prospettive di export russo prevalgono sui rischi del trasporto nel Golfo
I prezzi del petrolio sono scesi lunedì dopo che Washington ha allentato le restrizioni sulle esportazioni energetiche russe, alimentando le aspettative di un aumento dei quantitativi di carburante sui mercati internazionali. Il calo ha seguito un rally che aveva spinto il greggio Brent ai massimi da cinque mesi, mentre gli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico continuavano a minacciare le forniture.
Punti chiave
- Brent in calo dell’1,90% con l’allentamento delle sanzioni alla Russia.
- I flussi di greggio dal Golfo crollano tra gli attacchi alle petroliere.
- I raid ucraini aumentano l’incertezza sulle forniture di petrolio.
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I futures sul Brent di dicembre sono scesi dell’1,90% a 107,77 $ al barile, mentre i futures di dicembre sul West Texas Intermediate (WTI) sono calati dell’1,78% a 97,26 $. Il ribasso è arrivato dopo che il presidente Donald Trump ha revocato sanzioni e dazi chiave contro la Russia, una decisione che potrebbe aumentare le esportazioni e allentare la pressione sui prezzi dell’energia. La mossa arriva mentre proseguono le interruzioni nelle spedizioni globali di petrolio, come riportato da CNBC.
La revoca delle sanzioni alla Russia riduce la pressione sui prezzi del petrolio
Venerdì Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le principali restrizioni imposte ai sensi del Graham Act, introdotto il mese scorso per aumentare la pressione su Mosca in relazione alla guerra in Ucraina. Il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato che l’amministrazione valuterà gli effetti economici per un periodo massimo di 60 giorni. La natura temporanea della revoca lascia incerto il quantitativo aggiuntivo di petrolio e carburante russo che potrebbe entrare sul mercato.
La decisione è seguita a un accordo per ampliare le esportazioni russe di diesel verso gli Stati Uniti e altre destinazioni. Si prevede che le spedizioni iniziali ammontino a circa 2,3 milioni di barili questo mese, con volumi mensili potenzialmente in aumento fino a 7,6 milioni di barili. L’Ucraina ha criticato il cambiamento di politica, mentre i trader hanno valutato se l’aumento delle esportazioni russe possa compensare le perdite di approvvigionamento altrove.
Gli attacchi alle petroliere e i raid ucraini minacciano le forniture
Le condizioni di sicurezza nel Golfo Persico sono rimaste instabili dopo che venerdì due petroliere sono state attaccate vicino all’Arabia Saudita. Le autorità marittime britanniche hanno riferito che una nave è stata presa di mira con un lanciarazzi, mentre un’altra è stata colpita da un proiettile non identificato. Gli attacchi ripetuti hanno interrotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz e le acque circostanti.
Kpler ha stimato che i flussi di greggio dal Golfo siano scesi a circa 8,5 milioni di barili al giorno la scorsa settimana, rispetto agli oltre 20 milioni di barili al giorno della settimana precedente. Nel frattempo, domenica attacchi con droni ucraini hanno provocato incendi in impianti petroliferi di San Pietroburgo. Il terminal di esportazione interessato gestisce normalmente circa 120.000 barili al giorno di prodotti raffinati, sebbene l’entità dei danni resti poco chiara.
Le interruzioni delle forniture limitano le prospettive di ribasso dei prezzi
L’evoluzione divergente delle forniture lascia i mercati del greggio davanti a prospettive incerte. Ulteriori esportazioni russe potrebbero allentare le carenze, ma gli attacchi al traffico marittimo nel Golfo hanno ridotto drasticamente il volume di petrolio che raggiunge gli acquirenti internazionali. Venerdì il Brent ha brevemente raggiunto i 110 $ al barile, prima di arretrare mentre i trader rivalutavano il potenziale impatto dell’allentamento delle sanzioni statunitensi.
La portata delle interruzioni limita inoltre la rapidità con cui i prezzi potrebbero scendere. Con le spedizioni di greggio dal Golfo ben al di sotto dei livelli della settimana precedente, qualsiasi ripresa sostenuta dipende da condizioni di navigazione più sicure. Fino ad allora, l’incertezza sulle esportazioni russe e sulle rotte di approvvigionamento mediorientali probabilmente manterrà elevata la volatilità dei prezzi del petrolio.
In precedenza, avevamo riferito che i rischi per il mercato petrolifero aumentano la pressione mentre le infrastrutture energetiche saudite e russe sono minacciate.
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