Il petrolio scende tra i timori di una ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran

Il petrolio scende tra i timori di una ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran
Cosa sta succedendo sul mercato petrolifero?

​Venerdì 6 novembre, i prezzi globali del petrolio sono scesi, annullando i rialzi registrati in precedenza nella seduta. Gli investitori valutano la probabilità di una ripresa delle operazioni militari tra Stati Uniti e Iran dopo le elezioni di metà mandato, ma nutrono anche speranze di una soluzione diplomatica del conflitto.

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Secondo CNBC, i futures sul Brent sono scesi dell'1,4% a 97 $ al barile, dopo aver sfiorato i 100 $ nella prima parte della seduta. I futures sul West Texas Intermediate (WTI) statunitense hanno perso l'1,5%, portandosi a 89 $ al barile.

Dall'inizio della settimana i prezzi del petrolio sono scesi sensibilmente. Lunedì il Brent era scambiato sopra i 110 $ al barile, mentre il WTI aveva superato i 100 $.

Bob McNally, fondatore e presidente di Rapidan Energy Group, stima all'80% la probabilità di una ripresa delle ostilità militari tra Stati Uniti e Iran. Secondo le sue previsioni, una nuova escalation potrebbe spingere entrambi i benchmark petroliferi sopra i 100 $ al barile.

L'esperto ritiene che i disaccordi sul programma nucleare iraniano restino il principale ostacolo alla risoluzione del conflitto. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è determinato a impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari, mentre le autorità iraniane non sono disposte a rinunciare alle proprie capacità nucleari.

Un cessate il fuoco resta possibile

Nel frattempo, sono emersi segnali di una possibile svolta diplomatica. Secondo Reuters, l'Iran ha presentato a Washington una nuova proposta sul nucleare tramite il Qatar. Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che l'amministrazione statunitense sta già esaminando il documento.

Gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa delle forniture petrolifere globali, alimentano ulteriore incertezza. Giovedì l'Iran ha riferito di altri tre attacchi contro navi. I dati della United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) indicano che la frequenza di questi incidenti resta vicina ai massimi storici.

Le preoccupazioni per un'ulteriore escalation sono condivise anche da altri analisti, tra cui Samy Chaar, capo economista di Lombard Odier, e Luca Bindelli, responsabile della strategia d'investimento della società.

Di conseguenza, il mercato petrolifero si trova stretto tra due scenari opposti. Una ripresa delle ostilità militari potrebbe interrompere le forniture e innescare una nuova impennata dei prezzi, mentre i progressi nei negoziati tra Washington e Teheran potrebbero esercitare ulteriore pressione al ribasso sui prezzi del petrolio.

La guerra in Iran penalizza i repubblicani

Nelle elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre, il Partito Democratico ha ottenuto una netta vittoria, conquistando il controllo di entrambe le camere del Congresso. Una delle ragioni principali della sconfitta dei repubblicani è stata la crescente insoddisfazione dell'opinione pubblica per la lunga guerra contro l'Iran, iniziata nel febbraio 2026. Il conflitto militare ha provocato un forte aumento dei prezzi della benzina e di altri beni, mettendo ulteriormente sotto pressione i bilanci delle famiglie. I democratici hanno fatto leva sulla frustrazione degli elettori e hanno vinto anche in Stati tradizionalmente repubblicani.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riconosciuto che la guerra con l'Iran è stata uno dei fattori alla base della sconfitta del suo partito, ma ha affermato di non pentirsi di aver avviato l'operazione militare. Secondo Trump, le azioni di Washington erano necessarie per impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. I democratici intendono ora rafforzare il controllo sulle politiche dell'amministrazione Trump, complicando potenzialmente la prosecuzione del conflitto.

Si ricorda che in precedenza i prezzi del petrolio erano tornati a salire.

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