Pavlo Kot

La BCE risponde ai critici delle CBDC e si impegna a proteggere la privacy dell’euro digitale

La BCE risponde ai critici delle CBDC e si impegna a proteggere la privacy dell’euro digitale
La BCE difende la privacy dell’euro digitale

​La Banca Centrale Europea ha dichiarato che non sarebbe in grado di identificare gli utenti dell’euro digitale in base ai loro dati di pagamento. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha illustrato le misure di tutela della privacy del progetto, in risposta alle persistenti preoccupazioni che le valute digitali delle banche centrali possano essere utilizzate per la sorveglianza finanziaria.

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In un’intervista, il funzionario della BCE ha affermato che l’Eurosistema riceverebbe solo una quantità limitata di informazioni sulle transazioni. Le banche che servono gli utenti potrebbero collegare pagamenti specifici in euro digitale agli individui, anche per rispettare i requisiti di antiriciclaggio.

Meccanismo di protezione dei dati

“L’Eurosistema non sarebbe in grado di identificare gli utenti che effettuano o ricevono pagamenti”, ha dichiarato Cipollone in un’intervista pubblicata dalla BCE il 24 agosto.

I pagamenti offline sono progettati per offrire un livello di privacy ancora più elevato. Le informazioni su tali transazioni sarebbero disponibili solo per il pagatore e il beneficiario, mentre la banca centrale e gli intermediari di pagamento non avrebbero accesso ai dettagli.

La privacy rimane uno dei principali punti critici riguardo alle CBDC. I contrari alle valute digitali emesse dai governi temono che tali infrastrutture possano consentire alle autorità di tracciare i pagamenti dei cittadini ed espandere la sorveglianza finanziaria.

Ridurre la dipendenza dai sistemi di pagamento esteri

La BCE considera l’euro digitale non solo uno strumento di pagamento, ma anche parte degli sforzi dell’Unione Europea per rafforzare la propria sovranità finanziaria. Cipollone ha già osservato che circa due terzi delle transazioni con carta nell’area euro sono elaborate tramite sistemi gestiti da società non europee.

A giugno, la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha concordato la propria posizione sulla legislazione relativa all’euro digitale. A luglio, i legislatori hanno approvato l’avvio dei negoziati con il Consiglio dell’UE, avvicinando il progetto alla definizione di un quadro normativo definitivo.

Se verranno adottate le necessarie leggi e completate le preparazioni tecniche, l’euro digitale potrebbe essere introdotto nel 2029. Si prevede che la BCE prenderà una decisione finale sull’emissione una volta approvato il quadro giuridico di riferimento.

Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a muoversi nella direzione opposta. Il Senato ha approvato una legge sulla politica abitativa che include anche un divieto di emissione di una CBDC statunitense fino al 31 dicembre 2030.

Stati Uniti e Unione Europea stanno quindi adottando approcci nettamente diversi sulle valute digitali emesse dal governo: le autorità europee stanno sviluppando l’euro digitale con un’enfasi su privacy e sovranità dei pagamenti, mentre i legislatori statunitensi cercano di limitare la creazione di una CBDC tramite la legislazione.

La Corea del Sud, invece, prevede di testare obbligazioni governative tokenizzate utilizzando l’infrastruttura CBDC.

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