Il Senato degli Stati Uniti blocca il CLARITY Act, frustrando il settore crypto
Il CLARITY Act, che avrebbe dovuto creare il primo quadro normativo federale per gli asset digitali negli Stati Uniti, non ha superato un voto procedurale al Senato. Dopo questa battuta d’arresto, i rappresentanti del settore crypto hanno dichiarato di guardare ora alla SEC e alla CFTC per l’introduzione di nuove norme.
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Secondo Cointelegraph, uno dei principali punti di disaccordo riguardava le restrizioni etiche per i funzionari governativi e le loro famiglie. I Democratici hanno chiesto norme più rigide a causa delle preoccupazioni sugli investimenti e sugli interessi commerciali crypto del presidente Donald Trump e della sua famiglia. Prima del voto, i Repubblicani hanno presentato una versione aggiornata del CLARITY Act con ulteriori restrizioni, ma le modifiche non sono bastate a ottenere il sostegno necessario.
Il disegno di legge mirava a stabilire come distribuire la supervisione degli asset digitali tra la Securities and Exchange Commission (SEC) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Dopo il voto fallito, la questione rimane irrisolta a livello federale.
Il mercato ha reagito anche alla decisione del Senato. Dopo il voto, Bitcoin è brevemente sceso sotto i $75.000, perdendo oltre il 5% nella giornata. Anche le azioni delle aziende legate alle crypto sono finite sotto pressione.
Le aziende crypto si rivolgono alle autorità di regolamentazione
I rappresentanti del settore ritengono che, in assenza di una nuova legge, SEC e CFTC svolgeranno ora il ruolo principale. Jessica Martinez, responsabile delle politiche pubbliche di Fireblocks negli Stati Uniti, ha dichiarato che l’azienda continuerà a collaborare con entrambe le autorità.
Anche il CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, prevede che SEC e CFTC continueranno a emanare norme per colmare parzialmente il vuoto legislativo. Il presidente della SEC, Paul Atkins, aveva già ribadito l’intenzione di rendere più chiare le norme sul mercato crypto.
Tuttavia, le indicazioni delle autorità di regolamentazione non offrono alle aziende lo stesso grado di certezza della legislazione federale. Abhishek Vaidyanathan, Chief Legal Officer di NEAR, ha osservato che le imprese restano dipendenti dalle decisioni delle singole agenzie e dalle loro politiche attuali. Ciò complica la pianificazione a lungo termine, compresa la definizione del budget per il 2027.
Il CLARITY Act potrebbe tornare al voto
Il voto procedurale fallito non pone formalmente fine all’iter del CLARITY Act. Il senatore Thom Tillis ha avviato una procedura che potrebbe consentire al Senato di riconsiderare la mozione per porre fine al dibattito.
Tuttavia, al Congresso resta poco tempo, con le elezioni di metà mandato del 3 novembre e la fine dell’attuale sessione ormai vicine. Di conseguenza, i rappresentanti del settore sono divisi sulla possibilità che il disegno di legge torni al voto prima della fine del 2026. Alcuni operatori di mercato si aspettano un nuovo tentativo, mentre altri ritengono che la discussione su una struttura normativa completa per il mercato degli asset digitali possa essere rimandata al prossimo Congresso.
Perché il CLARITY Act è importante
Attualmente il mercato crypto statunitense opera senza un quadro normativo federale unificato. Uno dei problemi principali è la ripartizione delle competenze tra SEC e CFTC: la classificazione di un determinato asset digitale stabilisce quale agenzia lo supervisiona e quali requisiti devono rispettare le aziende. Il CLARITY Act mira a eliminare questa incertezza definendo quali asset sono titoli e quali sono commodity digitali.
Il disegno di legge stabilisce inoltre requisiti per gli operatori di mercato, tra cui obblighi di divulgazione, tutela dei clienti e misure per contrastare la manipolazione e le attività illegali. L’obiettivo è sostituire l’attuale sistema frammentato con un unico insieme di regole che consenta alle aziende crypto di sapere in anticipo cosa richiedono loro le autorità di regolamentazione.
In precedenza era stato riferito che il settore crypto statunitense avrebbe potuto subire un ritardo normativo se il CLARITY Act fosse rimasto bloccato al Senato.
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