Dal 2027 l’Australia inasprirà le regole per gli exchange crypto

Dal 2027 l’Australia inasprirà le regole per gli exchange crypto
L’Australia introdurrà nuove regole per le crypto

​La Australian Securities and Investments Commission (ASIC) ha proposto nuove regole per gli exchange di criptovalute e le piattaforme di custodia di digital asset. Le aziende dovranno ottenere licenze per i servizi finanziari, soddisfare i requisiti patrimoniali e rafforzare la tutela dei fondi dei clienti.

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Secondo il sito web dell’autorità di regolamentazione, le nuove regole dovrebbero entrare in vigore l’8 aprile 2027. Gli operatori già attivi avranno tempo fino al 7 ottobre 2027 per richiedere le licenze necessarie. Le piattaforme che presenteranno la domanda entro i termini potranno continuare a operare durante la valutazione, a condizione che rispettino i requisiti applicabili.

L’ASIC ha già ricevuto oltre 140 domande da aziende che forniscono servizi finanziari legati ai digital asset. Più di 110 sono state presentate durante un periodo di agevolazioni normative temporanee.

Gli exchange crypto dovranno affrontare requisiti patrimoniali più elevati

Uno dei principali cambiamenti riguarda i requisiti in materia di risorse finanziarie per le piattaforme di criptovalute. L’ASIC ha proposto tre modelli alternativi per il calcolo dei requisiti patrimoniali minimi, a seconda del modello di business dell’azienda e delle modalità di custodia degli asset dei clienti.

Secondo una delle proposte, alcuni operatori privi di accordi qualificati con custodian terzi dovrebbero mantenere almeno 14 milioni di A$ in attività materiali nette o il 10% dei ricavi medi, a seconda di quale valore sia maggiore. Per altre categorie di aziende sono previste soglie inferiori, tra cui 7 milioni di A$ e 2 milioni di A$.

Gli exchange crypto dovrebbero inoltre mantenere registri dettagliati degli asset dei clienti, garantire maggiore trasparenza sulle attività di trading e introdurre misure per prevenire la manipolazione dei prezzi. Ulteriori requisiti riguarderebbero i conflitti di interesse e i casi in cui le piattaforme operano direttamente contro i propri clienti.

Tuttavia, l’autorità di regolamentazione non intende vietare la custodia di digital asset al di fuori dell’Australia. Le aziende che utilizzano custodian esteri dovrebbero invece gestire i rischi associati.

Regole definitive attese a marzo

I requisiti proposti sono attualmente sottoposti a consultazione pubblica. Gli operatori di mercato possono inviare i propri commenti fino al 27 novembre 2026.

L’ASIC prevede di pubblicare le regole definitive a marzo 2027. Prima di allora, l’autorità esaminerà i commenti del settore e finalizzerà i requisiti relativi a capitale, custodia degli asset e operatività di trading.

Come l’Australia regolamenta le criptovalute

Attualmente, le aziende attive nel settore delle criptovalute in Australia devono registrarsi presso AUSTRAC, verificare l’identità dei clienti e rispettare i requisiti antiriciclaggio. Da luglio 2026 sono inoltre in vigore regole che impongono la condivisione delle informazioni sui mittenti e sui destinatari dei trasferimenti di criptovalute. Tuttavia, le licenze per i servizi finanziari dell’ASIC non sono ancora richieste a tutte le piattaforme crypto e si applicano principalmente alle aziende che operano con asset e servizi classificati come prodotti finanziari.

Rispetto all’Unione europea, l’Australia si trova ancora in una fase iniziale della regolamentazione delle criptovalute. L’UE dispone già del regolamento Markets in Crypto-Assets (MiCA), che stabilisce requisiti comuni per la concessione delle licenze alle aziende crypto, la custodia degli asset e la tutela degli investitori. Il periodo transitorio si è concluso il 1° luglio 2026. Negli Stati Uniti, la supervisione normativa resta suddivisa tra diverse autorità, tra cui SEC e CFTC, che continuano a sviluppare regole per il mercato crypto. I nuovi requisiti australiani avvicineranno quindi il quadro normativo del Paese a quello europeo.

Ricordiamo che l’Australia ha messo in guardia dai rischi legati alla concentrazione della proprietà dell’IA nelle mani delle grandi aziende.

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