EUR/USD testa i minimi annuali mentre il differenziale dei rendimenti favorisce il dollaro

EUR/USD testa i minimi annuali mentre il differenziale dei rendimenti favorisce il dollaro
EUR/USD resta sotto forte pressione

​EUR/USD viene scambiato intorno a 1,1335 il 29 settembre e resta sotto forte pressione. La coppia è di fatto tornata nell’area dei minimi dell’anno e il quadro tecnico è peggiorato sensibilmente: la sequenza di massimi locali decrescenti resta intatta, mentre i tentativi di recupero vengono rapidamente accolti da nuove vendite.

EUR/USD previsione del prezzo
24H -0.13%
1,1176
48H -0.2%
1,1168
7D -0.29%
1,1158
1M -0.55%
1,1128
3M -0.21%
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6M -1.63%
1,1008
12M -4.6%
1,0675
Prezzo attuale: 1,119 $ 0.00005 0.00%
Dati in tempo reale 08:52
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I dati dell’Eurozona inviano segnali contrastanti

I fattori fondamentali dell’Eurozona appaiono contraddittori. L’attività economica ha accelerato a settembre, con il PMI composito salito a 53,1 da 52,0 del mese precedente. La Germania mostra segnali di ripresa più chiari: l’indice Ifo è aumentato da 88,8 a 89,9, oltre le aspettative, mentre i dati PMI di settembre hanno indicato il ritmo di espansione più forte da quasi un anno.

Tuttavia, gli ultimi dati della Commissione europea sono stati più deboli: l’indice di fiducia economica dell’Eurozona è sceso a 97,9 da 98,4, mentre la fiducia dei consumatori è diminuita a -16,5. L’inflazione resta un ulteriore problema per la BCE: il dato di agosto si è attestato al 3,2% su base annua, l’inflazione core resta intorno al 2,4%, mentre le aspettative delle famiglie sull’inflazione a un anno sono salite al 3,0%. Ciò limita i margini per una politica più accomodante, ma al contempo gli elevati prezzi dell’energia stanno diventando un freno sempre più evidente alla crescita reale.

La Francia aggiunge un ulteriore elemento di pressione

La divergenza tra Germania e Francia sta diventando sempre più importante per l’euro. Gli indicatori tedeschi stanno gradualmente migliorando, mentre la domanda interna in Francia resta debole: a settembre la fiducia dei consumatori si è mantenuta ad appena 86 punti, rispetto a una media di lungo periodo di 100, l’indicatore complessivo del clima economico si aggira intorno a 96 e l’economia è cresciuta a malapena nel secondo trimestre.

Un’ulteriore pressione proviene dal mercato obbligazionario, dove gli investitori chiedono un premio più elevato per il debito francese a causa dei rischi fiscali e politici. Il rendimento dei Bund decennali si attesta intorno al 3,61% il 29 settembre, mentre i tassi europei in generale restano elevati a causa dello shock energetico e dei rischi d’inflazione. Questa situazione non offre all’euro quel vantaggio derivante dagli alti tassi d’interesse che normalmente ci si potrebbe attendere.

I rendimenti USA mantengono il dollaro al comando

Il principale vantaggio del dollaro resta attualmente dalla parte del mercato dei Treasury USA. Il rendimento dei Treasury USA decennali si mantiene intorno al 5,23–5,25%, non lontano dal picco del 5,27%, il livello più alto dal 2007, mentre il rendimento dei titoli a 30 anni si aggira intorno al 5,54–5,56%. L’aumento dei prezzi del petrolio e i persistenti rischi d’inflazione hanno spinto il mercato a prezzare nuovamente un ulteriore inasprimento da parte della Fed.

Allo stesso tempo, gli ultimi dati USA non forniscono ancora motivi convincenti per aspettarsi un brusco rallentamento dell’economia, mentre il 30 settembre il mercato riceverà sia la terza stima del PIL USA del secondo trimestre sia il rapporto PCE di agosto, seguiti dal rapporto sull’occupazione il 2 ottobre. Per EUR/USD, ciò rende l’area dei minimi annuali particolarmente vulnerabile: i dati europei stanno gradualmente migliorando, ma finora non sono sufficienti a compensare i rendimenti più elevati degli asset denominati in dollari e la crescente domanda di dollari nel contesto dell’incertezza energetica e geopolitica.

Tuttavia, il movimento verso i minimi dell’anno, come osservato in EUR/USD testa un importante supporto mentre i rendimenti USA mantengono elevata la pressione sul dollaro, potrebbe indurre gli orsi a prendere profitto sulle posizioni short, favorendo una certa correzione della coppia, sebbene sia improbabile un rialzo significativo. È probabile che si verifichi una fase di consolidamento all’interno di un intervallo relativamente ristretto oppure che gli orsi continuino a tentare di rompere il supporto e stabilire nuovi minimi. L’area 1,1370–1,1390 è la zona di resistenza potenziale più vicina.

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