La Cina annuncia una risposta se l’UE amplia le tariffe commerciali

La Cina annuncia una risposta se l’UE amplia le tariffe commerciali
La Cina avverte che le tariffe UE potrebbero compromettere i colloqui commerciali

​La Cina ha avvertito che reagirà se l’Unione europea introdurrà restrizioni generalizzate sui prodotti cinesi, aggiungendo un’ulteriore fonte di attrito pochi giorni prima dell’incontro a Pechino tra gli alti funzionari commerciali. La disputa ruota attorno alle indiscrezioni secondo cui i governi europei starebbero valutando un meccanismo più rapido per imporre tariffe su interi settori, anziché colpire singoli prodotti.

Punti chiave

  • La Cina ha minacciato ritorsioni contro misure commerciali più ampie dell’UE.
  • I responsabili del commercio di UE e Cina si incontreranno l’8 e il 9 ottobre.
  • Il deficit dell’UE nel commercio di beni con la Cina ha raggiunto €359,8 miliardi nel 2025.

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Pechino ha dichiarato che negoziati simultanei e ulteriori pressioni commerciali danneggerebbero la fiducia e ostacolerebbero il processo di consultazione. L’avvertimento è arrivato dopo le notizie secondo cui alcuni governi dell’UE vorrebbero uno strumento modellato sul meccanismo statunitense della Sezione 301, secondo Bloomberg. Il Ministero del Commercio cinese ha definito protezionistico questo approccio e ha dichiarato che difenderà le aziende cinesi qualora venissero introdotte restrizioni discriminatorie.

I colloqui di ottobre si svolgono in un contesto più difficile

Il commissario europeo per il Commercio Maroš Šefčovič dovrebbe incontrare a Pechino il ministro del Commercio cinese Wang Wentao l’8 e il 9 ottobre. Le due parti hanno avviato a giugno consultazioni formali su commercio e investimenti, con tavoli di lavoro dedicati agli equilibri commerciali e d’investimento, ai controlli sulle esportazioni, alla proprietà intellettuale e alla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. 

Bruxelles vuole progressi misurabili entro ottobre. Le discussioni recenti hanno riguardato le esportazioni cinesi verso l’Europa, l’accesso delle aziende europee al mercato cinese e le restrizioni alle esportazioni di terre rare. I funzionari dell’UE hanno dichiarato che l’incontro di Pechino dovrà produrre risultati concreti dopo mesi di negoziati. 

L’Europa valuta uno strumento tariffario più ampio

La proposta in discussione sarebbe simile alla Sezione 301 del Trade Act statunitense del 1974, che autorizza Washington a reagire a pratiche commerciali estere ritenute discriminatorie o incompatibili con i diritti commerciali degli Stati Uniti. Un meccanismo europeo comparabile potrebbe offrire a Bruxelles un’ulteriore strada per applicare tariffe a interi settori.

Ciò amplierebbe una disputa commerciale già alimentata dalle preoccupazioni per l’accesso al mercato, i sussidi industriali e la dipendenza europea dai fornitori cinesi. Pechino sostiene che nuove restrizioni introdotte durante i negoziati ostacolerebbero il processo di consultazione anziché risolvere tali divergenze.

Un divario da €360B

Le dimensioni degli scambi bilaterali spiegano perché entrambe le parti abbiano molto in gioco. Nel 2025 le importazioni dell’UE dalla Cina hanno raggiunto €559,4 miliardi, mentre le esportazioni hanno totalizzato €199,6 miliardi, lasciando al blocco un deficit commerciale di beni pari a €359,8 miliardi. La Cina è stata inoltre la principale fonte di beni importati dall’UE. 

Lo squilibrio è proseguito nel 2026: il deficit dell’UE nel commercio di beni con la Cina ha raggiunto €103 miliardi solo nel secondo trimestre, il livello trimestrale più alto dal 2022. L’incontro di ottobre arriva quindi mentre Bruxelles punta a modificare i flussi commerciali e Pechino mette in guardia contro nuove barriere. Uno strumento tariffario più ampio darebbe all’UE maggiore spazio di manovra, ma potrebbe anche provocare contromisure cinesi mentre i negoziati sono ancora in corso.

Abbiamo già evidenziato che la dipendenza strategica dell’UE lascia il blocco esposto nella contesa per il potere tra Stati Uniti e Cina.

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