Il Venezuela valuta l’uscita dall’OPEC dopo decenni di adesione
Il Venezuela sta valutando l’uscita dall’OPEC, una decisione che reciderebbe uno dei legami più longevi dell’organizzazione e accentuerebbe lo spostamento del Paese verso gli Stati Uniti. Un’uscita avrebbe un impatto immediato limitato sull’offerta di petrolio, ma potrebbe indebolire ulteriormente un gruppo di produttori già alle prese con dubbi sulla sua capacità di mantenere coesione e influenza sui mercati del greggio.
Punti chiave
- Il Venezuela sta valutando l’uscita dall’OPEC.
- Non è stata presa alcuna decisione definitiva sull’adesione.
- A luglio la produzione petrolifera ha raggiunto 1,16 milioni di barili al giorno.
- Un’uscita potrebbe dare a Caracas maggiore libertà produttiva.
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Il possibile ritiro è emerso durante i colloqui tra Caracas e Washington, mentre non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva, ha riferito Bloomberg. I colloqui si svolgono mentre gli Stati Uniti ampliano la propria influenza sul settore energetico venezuelano e discutono l’acquisizione di una partecipazione significativa nei giacimenti petroliferi, compreso un possibile accordo che prevederebbe concessioni della durata di 100 anni su diversi asset.
Da fondatore dell’OPEC a possibile uscita
L’uscita del Venezuela avrebbe un notevole peso storico. Il Paese fu uno dei cinque produttori che fondarono l’OPEC nel 1960, con il ministro venezuelano del Petrolio Juan Pablo Perez Alfonzo a svolgere un ruolo centrale nella costruzione dell’organizzazione. In seguito Caracas contribuì a plasmare l’OPEC+, l’alleanza più ampia costituita nel 2016 con produttori tra cui la Russia.
Da allora la sua importanza economica all’interno del gruppo è diminuita. A luglio il Venezuela ha prodotto circa 1,16 milioni di barili al giorno, meno della metà della produzione di dieci anni fa, dopo anni di sanzioni, sottoinvestimenti e turbolenze interne.
Attualmente il Paese è esentato dalle restrizioni alla produzione dell’OPEC proprio a causa di questo declino. Lasciare l’organizzazione potrebbe tuttavia offrire a Caracas maggiore flessibilità se riuscisse a ricostruire la propria capacità produttiva con investimenti esteri.
Washington aumenta il proprio coinvolgimento nel petrolio venezuelano
Il dibattito si inserisce in un rapido riallineamento tra Venezuela e Stati Uniti. Dalla rimozione di Nicolás Maduro a gennaio e dall’insediamento della presidente ad interim Delcy Rodríguez, Washington e Caracas hanno ristabilito le relazioni diplomatiche e ampliato la cooperazione nel settore energetico.
Ad aprile Chevron ha accettato uno scambio di asset che aumenterà sostanzialmente le sue attività in Venezuela. Le discussioni sulla partecipazione diretta degli Stati Uniti nei giacimenti petroliferi andrebbero oltre, conferendo potenzialmente a Washington un ruolo insolitamente ampio nello sviluppo delle risorse del Paese.
Per il Venezuela, lasciare l’OPEC potrebbe eliminare il rischio di future quote di produzione proprio mentre il governo cerca capitali esteri per ripristinare l’output. Ciò allineerebbe maggiormente la sua politica petrolifera all’espansione anziché alla gestione collettiva dell’offerta.
Una prova per la coesione dell’OPEC
Un’uscita del Venezuela avrebbe probabilmente un effetto modesto sull’offerta fisica di petrolio nel breve termine, poiché la produzione resta ben al di sotto dei livelli storici. La sua importanza maggiore sarebbe di natura istituzionale.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la propria uscita quattro mesi fa, mentre altrove sono emerse frustrazioni per gli obblighi derivanti dall’adesione. La perdita del Venezuela, uno degli artefici dell’OPEC, alimenterebbe ulteriormente i dubbi sulla solidità dell’organizzazione guidata dall’Arabia Saudita.
L’effetto sul mercato nel lungo periodo potrebbe essere maggiore se gli investimenti esteri aumentassero la produzione venezuelana. Una maggiore quantità di barili proveniente da un Paese operante al di fuori delle restrizioni dell’OPEC potrebbe intensificare la concorrenza per le quote di mercato e ridurre la capacità del gruppo di coordinare l’offerta, soprattutto mentre la crescente produzione delle Americhe mette già alla prova la sua influenza.
Per Caracas, quindi, la scelta va oltre il valore simbolico. Restare preserverebbe una relazione che dura da 66 anni. Uscire potrebbe dare al Venezuela maggiore libertà di ricostruire un’industria petrolifera sempre più legata ai capitali e alle politiche statunitensi.
Abbiamo inoltre riferito che l’Iran ha fissato nuove condizioni per la piena riapertura dello Stretto di Hormuz.
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