I mercati petroliferi affrontano nuovi rischi mentre l’Iran prende di mira le rotte marittime del Golfo

I mercati petroliferi affrontano nuovi rischi mentre l’Iran prende di mira le rotte marittime del Golfo
Gli attacchi iraniani aumentano i rischi per le esportazioni di petrolio del Golfo

​L’Iran sta intensificando gli attacchi contro le navi commerciali nei pressi dello Stretto di Hormuz e ampliando le operazioni nelle acque circostanti, nel tentativo di mantenere elevati i prezzi del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Il cambiamento coincide con la ripresa degli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita, alimentando i timori sulla sicurezza delle esportazioni di greggio dal Golfo Persico.

Punti chiave

  • L’Iran intensifica gli attacchi nel Golfo.
  • Le strutture petrolifere saudite finiscono sotto attacco.
  • Il Brent perde lo 0,08%, il WTI lo 0,20%.

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Teheran ha modificato la propria strategia marittima per complicare gli sforzi degli Stati Uniti volti a ridurre i prezzi globali dell’energia. Il nuovo approccio prevede attacchi più frequenti, diversi metodi di targeting e operazioni oltre lo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo è stato gravemente compromesso dall’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, il 28 febbraio, riferisce Reuters.

L’Iran amplia gli attacchi oltre Hormuz

Prima del conflitto, lo Stretto di Hormuz gestiva circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto. Le restrizioni e gli attacchi iraniani hanno ridotto drasticamente il traffico, sebbene alcune petroliere continuino ad attraversare la via d’acqua.

Nell’arco di 48 ore sono stati segnalati almeno cinque incidenti che hanno coinvolto navi commerciali nei pressi di Hormuz, compresi attacchi con droni. Le valutazioni sulla sicurezza marittima indicano che il ritmo degli attacchi è tornato ai livelli osservati durante una precedente escalation a ottobre.

L’Iran ha inoltre adattato i propri metodi di sorveglianza dopo che gli attacchi statunitensi hanno danneggiato gran parte della sua rete radar. Funzionari militari americani hanno riferito che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha iniziato a utilizzare piccole imbarcazioni per identificare potenziali obiettivi. Di recente, le forze statunitensi hanno distrutto una presunta nave da sorveglianza, senza vittime segnalate.

La minaccia si estende ora oltre lo Stretto. Recenti incidenti sono stati segnalati nei pressi del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, mentre funzionari iraniani hanno avvertito di restrizioni più severe per le navi che tentano di eludere i controlli di Teheran.

Le infrastrutture energetiche saudite finiscono sotto attacco

L’escalation ha coinvolto anche l’Arabia Saudita. Martedì un attacco missilistico degli Houthi ha colpito il quartier generale dirigenziale di Saudi Aramco a Dhahran, provocando un incendio di limitata entità ma nessun ferito segnalato.

L’attacco ha fatto seguito a raid contro aeroporti e impianti petroliferi in tutto il regno. Una raffineria a Jazan resta chiusa dopo un precedente attacco, mentre sono stati colpiti anche un porto di esportazione sul Mar Rosso e un oleodotto transnazionale.

Questi incidenti hanno aumentato la pressione sulle infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita, mentre i produttori regionali cercano alternative al trasporto attraverso Hormuz.

I mercati petroliferi affrontano un’incertezza prolungata sull’offerta

Washington mantiene la pressione economica e militare su Teheran attraverso le sanzioni e un blocco navale dei porti iraniani. Il conflitto, il cui costo per gli Stati Uniti è stimato in 3 miliardi di dollari al mese, è diventato un tema in vista delle elezioni parlamentari di novembre.

Per i mercati dell’energia, la principale preoccupazione è che gli attacchi alle navi e alle infrastrutture di esportazione possano impedire ai produttori del Golfo di ripristinare forniture affidabili. L’aumento dei costi assicurativi e il rischio di ulteriori perdite di navi potrebbero scoraggiare gli operatori, anche quando il transito resta tecnicamente possibile.

Ultimi prezzi del petrolio e reazione del mercato

Al 14 ottobre, il greggio Brent veniva scambiato a 106,19 $ al barile, in calo dello 0,08%. Il greggio WTI era a 94,59 $ al barile, in calo dello 0,20%, secondo gli screenshot di mercato forniti.

Entrambi i benchmark hanno perso terreno nonostante l’ultima escalation, suggerendo che i trader non avessero immediatamente scontato un’altra grave perdita di offerta. Tuttavia, ulteriori attacchi contro petroliere, strutture saudite o rotte di esportazione alternative potrebbero rinnovare la pressione rialzista sui prezzi del petrolio.

In precedenza abbiamo evidenziato che il Pakistan sollecita un’azione dell’ONU per proteggere la navigazione nel Mar Rosso e favorire una soluzione per lo Yemen.

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