Bending Spoons prezza l'Ipo Nasdaq sopra la forchetta, Tamburi manterrà circa il 2,5%
La quotazione di Bending Spoons sul Nasdaq si chiude con un prezzo di 29 dollari per azione, superiore alla fascia indicata in precedenza per l'offerta. L'operazione raccoglie 1,68 miliardi di dollari attraverso la vendita di quasi 58 milioni di azioni ordinarie, tra nuove azioni e titoli ceduti da azionisti esistenti.
In evidenza
- Bending Spoons ha prezzato l'Ipo Nasdaq a 29 dollari per azione, sopra la forchetta annunciata di 26-28 dollari.
- La vendita di 57.971.015 azioni ordinarie ha permesso di raccogliere 1,68 miliardi di dollari, con 23.572.375 azioni offerte da azionisti venditori.
- Tamburi deterrà circa il 2,5% di Bending Spoons post-Ipo, mantenendo una partecipazione italiana rilevante nella società quotata al Nasdaq.
Prezzo dell'offerta e struttura della raccolta
Come riportato da Borsa Italiana, Bending Spoons, società tecnologica italiana specializzata nell'acquisizione di marchi tech storici in difficoltà e nella loro ottimizzazione, afferma di aver prezzato la propria offerta pubblica iniziale a 29 dollari per azione, oltre la forchetta di 26-28 dollari comunicata in precedenza.Dalla vendita di 57.971.015 azioni ordinarie vengono raccolti 1,68 miliardi di dollari. Di queste, 34.398.640 sono offerte da Bending Spoons, mentre 23.572.375 provengono da alcuni azionisti venditori.
Impatto per gli azionisti e segnale per il mercato italiano
Tamburi deterrà circa il 2,5% della società dopo l'Ipo sul Nasdaq, secondo quanto indicato nel titolo e nel riepilogo della notizia. La partecipazione residua segnala la permanenza di un investitore italiano rilevante nel capitale dopo l'operazione."Siamo convinti che il titolo andrà molto bene nel futuro", afferma Giovanni Tamburi, fondatore di Tamburi Investment Partners. Tamburi aggiunge che il ritocco notturno al prezzo rappresenta un elemento positivo e auspica che il debutto sia una soddisfazione per l'Italia e per Milano.
La nostra precedente analisi sulla crisi finanziaria di The Italian Sea Group ha ricostruito l’accelerazione verso il concordato preventivo dopo il deterioramento delle trattative con gli armatori. Nell’articolo abbiamo evidenziato l’entità dell’indebitamento (oltre 420 milioni di euro), la pressione su banche e fornitori e i costi extra-budget sulle commesse che hanno eroso cassa e marginalità, spingendo il gruppo a cercare strumenti di tutela per preservare la continuità aziendale.
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