Teha ed Eni indicano i biocarburanti come leva industriale per l'obiettivo zero emissioni al 2050
La transizione del trasporto verso emissioni nette pari a zero passa anche da soluzioni già utilizzabili con le infrastrutture esistenti. Uno studio presentato al Forum Teha di Cernobbio sostiene che i biocarburanti possono contribuire subito al taglio delle emissioni e generare ricadute industriali e occupazionali in Europa.
Punti chiave
- Lo studio di Teha ed Eni presentato a Cernobbio mostra che i biocarburanti possono ridurre le emissioni di CO2 entro il 2050 con una crescita prevista dell'84% e una domanda globale di 293 milioni di tonnellate.
- Secondo Eni, oltre 170 milioni di veicoli diesel sono compatibili con biocarburanti, che risultano una soluzione immediatamente disponibile grazie all'utilizzo delle infrastrutture esistenti.
- Investimenti privati nelle bioraffinerie possono generare fino a 66 miliardi di euro di PIL e oltre 33.000 posti di lavoro in Europa, superando i 49 miliardi di euro destinati alla mobilità elettrica tra 2016 e 2030.
Studio presentato a Cernobbio
Come riporta Borsa Italiana, lo studio realizzato da Teha ed Eni evidenzia che i biocarburanti possono avere un ruolo centrale nel percorso verso l'azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050. L'analisi richiama anche le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, secondo cui il comparto ha un potenziale di crescita dell'84%, con una domanda globale pari a 293 milioni di tonnellate.Secondo lo studio, i biocarburanti possono ridurre nell'immediato le emissioni di gas serra nel trasporto. Il documento sottolinea inoltre che oltre 170 milioni di veicoli diesel risultano già compatibili, previa validazione del costruttore, con biocarburanti ottenuti da materie prime rinnovabili.
Nel corso del Forum, Stefano Ballista, CEO di Eni, afferma che una delle principali sfide per l'Europa è coniugare transizione energetica, competitività industriale e sostenibilità economica e sociale. Ballista aggiunge che i biocarburanti sono una soluzione subito disponibile per ridurre le emissioni nei trasporti, perché possono essere distribuiti attraverso le infrastrutture attuali e utilizzati nella maggior parte delle motorizzazioni diesel in circolazione.
Ricadute industriali ed effetti per l'Europa
Lo studio indica che gli investimenti nelle bioraffinerie rappresentano un'opportunità industriale e sociale. A supporto di questa tesi vengono citate le conversioni realizzate da Eni a Porto Marghera nel 2014 e a Gela nel 2019, presentate come esempi di tutela dei siti produttivi e dell'occupazione, oltre che di rigenerazione delle aree industriali.Le stime riportate segnalano che gli investimenti privati nel settore in Europa possono generare fino a 66 miliardi di euro di PIL e sostenere oltre 33.000 posti di lavoro. L'analisi mette questo dato a confronto con circa 49 miliardi di euro destinati alla mobilità elettrica tra il 2016 e il 2030, osservando che la Cina rischia di esserne il principale beneficiario.
Lo studio aggiunge infine che le nuove filiere agricole legate alla produzione di biocarburanti possono svilupparsi in modo sinergico con la produzione alimentare. In questa prospettiva, il settore viene presentato come uno strumento non solo per la decarbonizzazione dei trasporti, ma anche per il rafforzamento della base industriale europea.
Nella nostra precedente analisi sulla crisi dell’ex Ilva abbiamo ricostruito la fase delicata del confronto tra governo, sindacati ed enti locali per scongiurare licenziamenti collettivi, soprattutto tra i lavoratori dell’indotto. L’articolo spiegava anche come il progetto di rilancio industriale di Taranto resti legato alla gara internazionale in corso e alla necessità di gestire le ricadute sociali e produttive sulla filiera manifatturiera.
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