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Ma abbiamo salvato tutto 🙂.
Nike resta sotto pressione dopo aver toccato i minimi pluriennali, nonostante abbia ricevuto quasi 1 miliardo di dollari di rimborsi sui dazi statunitensi precedentemente pagati. Un quadro fondamentale debole e l’aumento dei rendimenti dei Treasury espongono NKE a ulteriori ribassi.
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Il Wall Street Journal ha riferito che Nike è stata tra i maggiori beneficiari dei rimborsi sui dazi statunitensi precedentemente pagati. L’importo totale è di circa 986 milioni di dollari, inclusi i 302 milioni ricevuti nell’ultimo trimestre dell’esercizio 2026, mentre quasi tutto il saldo restante è arrivato entro metà luglio.
Per Nike, i rimborsi sono positivi per il flusso di cassa e i margini. Tuttavia, il beneficio è in gran parte una tantum e, da solo, contribuisce poco ad affrontare le sfide che interessano il core business.
Sotto la precedente gestione, Nike si è orientata in modo eccessivo verso le vendite direct-to-consumer e ha ridotto la propria presenza presso i principali partner wholesale. Adidas, Hoka, On e altri concorrenti hanno occupato lo spazio lasciato libero, costringendo Nike a ricostruire i rapporti con i retailer.
In Cina restano inoltre sfide significative. Nel quarto trimestre dell’esercizio 2026, le vendite di Nike nella Greater China sono diminuite del 17% a cambi costanti, mentre i ricavi dell’intero esercizio sono calati del 13%. La società continua a perdere quote di mercato a favore dei brand locali, tra cui Anta e Li Ning.
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Il supporto più vicino per NKE si trova nell’area 38–38,50 dollari. Tuttavia, questa zona risale al 2014, il che potrebbe limitarne la rilevanza per l’attuale struttura dei prezzi.
Il livello psicologico dei 40 dollari resta la resistenza più vicina. Lo scenario di base per i prossimi giorni prevede un ulteriore calo verso 38–38,50 dollari, seguito da un tentativo di stabilizzazione.
Per migliorare la struttura di breve periodo, gli acquirenti devono prima riportare il titolo sopra i 40 dollari e dimostrare che il calo verso i minimi pluriennali sta iniziando ad attirare una domanda sostenuta.

Le condizioni sul mercato obbligazionario stanno aggiungendo un’ulteriore fonte di pressione. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 30 anni è al 5,31%, sopra il 5,3% per la prima volta dal giugno 2007 e al livello più alto degli ultimi 19 anni circa. L’aumento ha accelerato sulla scia del rialzo dei prezzi del petrolio e del rinnovarsi dei timori sull’inflazione.
Per il mercato azionario, rendimenti dei Treasury più elevati rappresentano un fattore sfavorevole, poiché il capitale può spostarsi dalle azioni verso i titoli di Stato, mentre aumenta anche il rendimento richiesto sulle azioni.