I mercati obbligazionari scivolano mentre cambiano le prospettive sui tassi
La svendita globale di obbligazioni si è intensificata giovedì, dopo che dati economici statunitensi resilienti e la debole domanda di titoli di Stato hanno spinto i rendimenti dei Treasury ai livelli più alti degli ultimi vent’anni. Il repricing si è esteso ai mercati asiatici, mentre gli investitori hanno aumentato le scommesse sul fatto che la Federal Reserve dovrà alzare i tassi ancora diverse volte per contenere l’inflazione.
Punti chiave
- Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha raggiunto circa il 5,12%.
- I rendimenti a cinque anni sono saliti sopra il 5% per la prima volta dal 2007.
- I mercati ora scontano pienamente altri tre rialzi dei tassi della Fed.
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Il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è mantenuto vicino al 5,12% negli scambi asiatici, dopo essere aumentato di 15 punti base mercoledì: il rialzo giornaliero più ampio dallo sconvolgimento dei mercati legato agli annunci sui dazi statunitensi nell’aprile 2025. Il rendimento a cinque anni è salito sopra il 5% per la prima volta dal 2007, dopo che un’asta del Treasury accolta negativamente ha aggiunto pressione a un mercato obbligazionario già fragile, secondo Bloomberg.
Le aspettative sui tassi si resettano
La svendita riflette una rapida rivalutazione dell’entità del possibile inasprimento della politica monetaria da parte della Fed. Gli swap ora scontano pienamente altri tre rialzi da un quarto di punto nei prossimi 12 mesi, mentre i trader stanno anche adottando coperture significative contro la possibilità di un quarto rialzo.
Altri tre interventi porterebbero l’intervallo obiettivo dei federal funds dall’attuale 3,75%-4% al 4,5%-4,75%, mentre un quarto rialzo lo porterebbe al 4,75%-5%.
La Fed ha alzato i tassi la scorsa settimana per la prima volta dal 2023. I responsabili della politica monetaria si confrontano con un’economia che resta relativamente solida, mentre l’aumento dei costi energetici rischia di mantenere l’inflazione sopra l’obiettivo del 2% della banca centrale.
Giovedì le vendite si sono estese oltre i Treasury. I titoli di Stato sono scesi in Giappone, Australia e Nuova Zelanda, oltre che in diversi mercati emergenti. Il rendimento medio dei titoli di Stato globali si è avvicinato al 4%.
I rendimenti più elevati mettono sotto pressione i mercati globali
Il movimento dei bond si è propagato a valute, azioni e materie prime. Un indicatore del dollaro USA è rimasto vicino ai livelli più alti da luglio, poiché le aspettative di tassi statunitensi più elevati hanno accresciuto l’attrattiva relativa della valuta.
Le azioni asiatiche sono scese di circa lo 0,6%, seguendo le perdite di Wall Street, mentre i titoli cinesi continentali hanno ceduto l’1,5%. Il calo è avvenuto nonostante l’estensione di due mesi, fino al 10 gennaio, della tregua sui dazi tra Stati Uniti e Cina.
L’oro è sceso dello 0,2%, attestandosi intorno a 4,280 $ l’oncia, poiché l’aumento dei rendimenti obbligazionari ha accresciuto il costo opportunità di detenere un asset che non paga interessi. Il greggio Brent ha recuperato le perdite iniziali e ha scambiato intorno a 103 $ al barile, mantenendo sotto i riflettori i rischi inflazionistici legati all’energia.
I costi di finanziamento diventano il prossimo banco di prova per i mercati
L’importanza della svendita dei Treasury va ben oltre il debito pubblico. I rendimenti dei Treasury costituiscono il riferimento per i costi di finanziamento di mutui, obbligazioni societarie e altri mercati del credito, influenzando al contempo le valutazioni che gli investitori attribuiscono alle azioni.
Un rendimento a 10 anni superiore al 5% rappresenta quindi un contesto finanziario significativamente più restrittivo. La debole domanda all’asta aggiunge un’ulteriore preoccupazione, perché il governo statunitense deve continuare a vendere ingenti quantità di debito mentre gli investitori chiedono una maggiore remunerazione per detenere titoli a più lunga scadenza.
Con i mercati che già scontano altri tre rialzi della Fed, i prossimi dati su inflazione e crescita determineranno se l’ultimo repricing diventerà duraturo o si rivelerà eccessivo.
In precedenza abbiamo evidenziato che il Sudafrica alza i tassi al 7,25% mentre tornano le pressioni inflazionistiche.
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