La Fed alza i tassi e segnala un ulteriore inasprimento in arrivo
La Federal Reserve ha aumentato i tassi d’interesse per la prima volta in oltre tre anni, segnando un deciso ritorno verso una politica monetaria più restrittiva mentre l’inflazione rimane ben al di sopra dell’obiettivo. I responsabili della politica monetaria hanno inoltre segnalato che potrebbe arrivare un altro rialzo entro la fine dell’anno, suggerendo che la decisione di mercoledì potrebbe segnare l’inizio di un ciclo di inasprimento più ampio.
Punti chiave
- La Fed ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75%-4%.
- La decisione è stata unanime.
- I responsabili segnalano che un altro rialzo potrebbe arrivare nel 2026.
- L’inflazione PCE è prevista al 3,7% quest’anno.
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Il Federal Open Market Committee ha votato all’unanimità per aumentare di 25 punti base l’intervallo obiettivo dei federal funds, portandolo al 3,75%-4%, secondo quanto riportato da Bloomberg. L’aumento è stato il primo dal luglio 2023 e la prima modifica della politica monetaria sotto il presidente della Fed Kevin Warsh, entrato in carica a maggio.
L’inflazione spinge la Fed nuovamente verso una politica restrittiva
Le persistenti pressioni sui prezzi hanno determinato la decisione. L’inflazione core ha accelerato oltre le attese ad agosto, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia, i dazi e la solidità della domanda interna hanno alimentato i timori che l’inflazione si stia estendendo oltre le temporanee interruzioni dell’offerta.
La Fed ora prevede un’inflazione PCE del 3,7% nel 2026, rispetto alla stima del 3,6% formulata a giugno. I responsabili hanno inoltre posticipato al 2029 il ritorno previsto all’obiettivo d’inflazione del 2%, un anno più tardi rispetto alle precedenti previsioni.
Allo stesso tempo, i responsabili della politica monetaria vedono poche evidenze che le attuali condizioni finanziarie stiano limitando significativamente l’economia. La previsione mediana di crescita del PIL per il 2026 è salita al 2,3% dal 2,2%, mentre la disoccupazione prevista è scesa al 4,1% dal 4,3%.
Warsh ha sottolineato i rischi legati all’inflazione, indicando al contempo la solidità della spesa dei consumatori, l’elevata produttività e i robusti investimenti di capitale come segnali che l’economia può assorbire costi di finanziamento più elevati.
Le proiezioni della Fed indicano un altro rialzo
Le nuove proiezioni mostrano un significativo cambiamento tra i responsabili della politica monetaria. La stima mediana del tasso dei federal funds alla fine del 2026 è salita al 4,1% dal 3,8% di giugno.
Sedici funzionari hanno previsto almeno un ulteriore rialzo dei tassi quest’anno. Anche i futures sui tassi indicano una probabilità di circa il 90% di un altro aumento di un quarto di punto entro la fine dell’anno.
I mercati hanno reagito immediatamente alle prospettive più restrittive. Il rendimento dei Treasury biennali, sensibile alla politica monetaria, è salito a circa il 4,73%, oltre 12 punti base sopra il livello precedente all’annuncio, mentre il rendimento dei Treasury decennali ha superato il 5% durante la conferenza stampa di Warsh. Anche il dollaro si è rafforzato.
La decisione contrasta con la preferenza del presidente Donald Trump per costi di finanziamento notevolmente più bassi. Dopo l’annuncio, Trump ha rinnovato il suo appello affinché i tassi statunitensi scendano all’1% o meno, affermando in seguito di mantenere la fiducia in Warsh.
Tassi più elevati cambiano le prospettive del mercato
La decisione di mercoledì sposta il dibattito dalla possibilità che la Fed riprenda l’inasprimento a quanto potranno salire i tassi. Con un’inflazione prevista al 3,7%, una crescita economica del 2,3% e una disoccupazione al 4,1%, i responsabili stanno segnalando che la stabilità dei prezzi è attualmente prioritaria, nonostante i costi di finanziamento siano già elevati.
Un altro rialzo porterebbe l’intervallo obiettivo al 4%-4,25%. Questa prospettiva è rilevante oltre i mercati finanziari: i rendimenti dei Treasury influenzano i mutui, i finanziamenti aziendali e altre forme di credito, mentre il tasso medio sui mutui trentennali si avvicina già al 7%.
La sfida della Fed è ora contenere l’inflazione senza indebolire inutilmente un’economia che i responsabili continuano a descrivere come resiliente.
Abbiamo già evidenziato che i rendimenti dei titoli di Stato nelle principali economie sono saliti a livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale, aumentando la pressione sui finanziamenti per governi e aziende già gravati da un forte indebitamento.
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