Intel crolla in Borsa del 29% dopo i conti: peggior calo dal 1974
Le azioni del produttore statunitense di chip Intel sono crollate del 29%, a 65 $, segnando la peggiore performance giornaliera dal 1974. La svendita è stata innescata da deboli previsioni sui ricavi, problemi nella produzione di chip per server e dal calo della domanda di processori per personal computer.
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Il ribasso si è verificato il 30 ottobre 2026, dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali di Intel, secondo TradingView. Prima del calo, le azioni della società avevano guadagnato circa il 150% dall'inizio dell'anno, sostenute dalle aspettative di una ripresa dell'attività e da una maggiore domanda di capacità di calcolo per l'intelligenza artificiale.
Nonostante i risultati del terzo trimestre abbiano superato le stime degli analisti, i ricavi di Intel sono risultati leggermente inferiori alle attese. Ulteriore pressione è arrivata dalle previsioni della società per il quarto trimestre, anch'esse inferiori alle stime di Wall Street.
Intel alle prese con carenze di chip per server e debole domanda di PC
La principale difficoltà della società era lo squilibrio tra capacità produttiva e domanda di mercato. Intel ha prodotto troppi processori per personal computer, le cui vendite hanno rallentato a causa dei prezzi elevati della memoria, senza riuscire invece a fornire chip per server in quantità sufficiente.
Nel frattempo, i ricavi della divisione Data Center e AI sono aumentati di quasi l'80% su base annua, raggiungendo 7,3 miliardi di dollari. La domanda è rimasta forte tra i fornitori di servizi cloud, i clienti aziendali e gli operatori di infrastrutture per l'IA.
Il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, ha dichiarato che le spedizioni di processori per server a livello di settore potrebbero crescere del 30% all'anno nel 2026 e nel 2027. Secondo lui, la crescita sarebbe ancora più forte se fosse disponibile maggiore capacità produttiva.
La situazione è stata ulteriormente complicata da un'esplosione nello stabilimento Intel in Israele a ottobre, che ha interrotto la produzione. La società ha inoltre avvertito che la flessione del segmento dei personal computer potrebbe proseguire fino al 2027.
Dopo la pubblicazione dei risultati, Bank of America, Roth Capital Partners e Seaport Research Partners hanno declassato il giudizio sulle azioni Intel da "buy" a "neutral". JPMorgan e Goldman Sachs hanno mantenuto un giudizio neutrale, abbassando però i rispettivi obiettivi di prezzo.
Secondo l'analista di Seaport Jay Goldberg, la società deve risolvere i problemi di pianificazione e capacità prima che le sue azioni tornino a essere interessanti da acquistare. L'analista di KeyBanc John Vinh ha invece definito eccessiva la svendita, ipotizzando una ripresa delle spedizioni di processori per server nella seconda metà del 2027.
Il calo di Intel colpisce il settore tecnologico e l'investimento del governo USA
Il crollo del titolo ha inciso anche sulla partecipazione del governo statunitense in Intel. Secondo i calcoli di CNBC, il valore dei 433 milioni di azioni detenute dal governo è diminuito di circa 11 miliardi di dollari, anche se l'investimento registra ancora una plusvalenza non realizzata di circa 20 miliardi di dollari.
Gli analisti ritengono che le prospettive di lungo termine della società dipendano dall'espansione della sua attività di produzione di chip conto terzi. Tuttavia, non si prevede che questo segmento contribuisca in misura significativa ai risultati finanziari prima del 2030.
Il calo di Intel si è verificato nel contesto di una più ampia svendita dei titoli tecnologici a Wall Street. Gli investitori si chiedono sempre più spesso se gli ingenti investimenti delle società nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale possano tradursi abbastanza rapidamente in una crescita proporzionale dei profitti.
In questo contesto, i principali indici azionari statunitensi hanno registrato la peggiore performance giornaliera dal giugno 2026. Nonostante il calo, il mercato nel suo complesso è rimasto a circa il 3,1% sotto il massimo storico.
In precedenza, avevamo riferito che le azioni AMD erano scese di oltre il 7% dopo le deboli previsioni di Intel. Le aspettative negative sulla domanda di processori e sui vincoli produttivi hanno accentuato la pressione sull'intero settore dei semiconduttori.
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