La banca centrale turca taglia i tassi per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran
La banca centrale turca ha ridotto giovedì il tasso di interesse di riferimento per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran, in risposta al calo dell’inflazione e all’indebolimento della domanda interna. La prudente riduzione segnala un possibile ritorno all’allentamento monetario, sebbene le tensioni regionali e le turbolenze nel settore dei fondi d’investimento continuino a complicare le prospettive economiche.
Punti chiave
- La banca centrale turca taglia i tassi al 36%.
- L’inflazione annua scende al minimo degli ultimi cinque anni.
- Le turbolenze dei fondi aumentano la pressione per ulteriori tagli dei tassi.
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Secondo Bloomberg, il Comitato di politica monetaria, guidato dal governatore Fatih Karahan, ha ridotto di 100 punti base il tasso repo a una settimana, portandolo al 36%, in linea con le previsioni della maggior parte degli economisti. La banca centrale ha inoltre abbassato al 39% il tasso sui prestiti overnight e al 34,5% quello sui depositi overnight, sottolineando che le decisioni future dipenderanno dall’andamento dell’inflazione.
Il rallentamento dell’inflazione apre la strada all’allentamento
A settembre l’inflazione annua al consumo è scesa al 29,7%, il livello più basso da novembre 2021. La debolezza dei consumi e il rallentamento dell’attività economica hanno rafforzato le attese di un’ulteriore moderazione delle pressioni sui prezzi, offrendo ai responsabili della politica monetaria maggiore flessibilità dopo mesi di condizioni monetarie restrittive.
La decisione segna un cambiamento rispetto alle misure di emergenza introdotte dopo lo scoppio della guerra con l’Iran a febbraio. La Turchia aveva sospeso le aste repo settimanali e fatto ricorso a finanziamenti overnight più costosi, inasprendo di fatto le condizioni finanziarie senza aumentare formalmente il tasso di riferimento. Restano preoccupanti i persistenti rischi inflazionistici legati all’energia.
La crisi dei fondi d’investimento aumenta le pressioni
Una crisi distinta nel settore dei fondi d’investimento in Turchia ha aumentato la pressione sui mercati finanziari e sulle finanze delle famiglie. Le autorità di vigilanza hanno disposto la liquidazione di 131 fondi, che detengono circa 20 miliardi di dollari, dopo che diversi fondi non sono riusciti a soddisfare le richieste di rimborso, lasciando centinaia di migliaia di investitori in attesa dei pagamenti.
Il ministro del Tesoro e delle Finanze Mehmet Simsek ha dichiarato che meno di 50.000 dei quasi 500.000 investitori coinvolti hanno ricevuto pagamenti per un totale di 40,8 miliardi di lire, equivalenti a circa 822 milioni di dollari. La banca centrale ha reagito aumentando i finanziamenti repo e allentando alcune restrizioni alla crescita del credito per le imprese più piccole.
Dopo l’annuncio di giovedì, l’indice dei titoli bancari è sceso dell’1,8%, mentre la lira è rimasta sostanzialmente stabile a 49,63 per dollaro statunitense. La reazione del mercato ha indicato che gli investitori sono rimasti prudenti nonostante la riduzione dei costi di finanziamento.
La decisione di dicembre mette alla prova la flessibilità della politica monetaria
Gli economisti di Nomura e Is Asset Management ritengono possibile un’ulteriore riduzione di 100 punti base nella riunione del 10 dicembre. Tuttavia, questa prospettiva dipende dal proseguimento del calo dell’inflazione e dalla stabilizzazione delle condizioni finanziarie.
L’ultima decisione offre un certo sollievo a mutuatari e imprese, mantenendo al contempo tassi d’interesse relativamente elevati per contenere l’inflazione. Un ulteriore allentamento potrebbe sostenere l’attività economica e contribuire ad assorbire le conseguenze della crisi dei fondi, ma i responsabili della politica monetaria devono bilanciare questi benefici con la stabilità valutaria e gli effetti inflazionistici del conflitto regionale. La prossima decisione metterà alla prova la capacità della Turchia di proseguire il graduale passaggio verso costi di finanziamento più bassi.
Abbiamo inoltre riferito che la Turchia punta ai dirigenti dei fondi con un nuovo disegno di legge sulla tutela degli investitori.
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